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lunedì 24 ottobre 2016

Non si va oltre al titolo (Il canto del cigno del redattore)

Anni fa la prendevo sul ridere: a Satellite mi cambiavano sempre i titoli degli articoli. Sempre.
Ma lo facevano per un validissimo motivo: il caporedattore era un genio e trovava sempre dei fantastici giochi di parole con le serie di cui scrivevo.
A me non venivano in mente: mi concentravo sul contenuto, limitandomi ad anticipare - per quanto possibile - l'argomento dell'articolo nel titolo.
Poi sono arrivati i social network.
Tempo qualche anno, e il titolo ha preso il posto dell'articolo: tutti a commentare i post condivisi senza averne letto il contenuto.
Gioco forza, il titolo si è trasformato: è diventato il cattura-lettore.

domenica 28 febbraio 2016

La dura vita dello scrittore (e del giornalista)

Ho sempre pensato che la capacità di mettersi in discussione sia l’elemento che fa la differenza fra migliorare nella vita e nel lavoro, oppure scegliere di restare sempre uguali a se stessi.
Tutti noi cresciamo, inevitabilmente.
Ho appena compiuto quarantuno anni e non me li sento per niente, a volte. In altre occasioni, mi accorgo di fare e pensare “cose da quarantenni”, in modo naturale.
Scrivere è la stessa cosa: se sei uno scrittore, a volte ti accorgi di aver prodotto qualcosa di nuovo, in altre occasioni ti sembra di essere ancora il ragazzino aspirante giornalista o scrittore, o critico, di una volta.

giovedì 17 luglio 2014

Scrivere tanto per scrivere

La mia casa non è lontana da quella di Yara Gambirasio
Ho degli amici che sono amici dei suoi genitori. Conosco l'avvocato della famiglia. 
E come tutti, credo, sono rimasta scioccata dal suo destino. 
Yara è stata sequestrata, spaventata, malmenata, molestata, ferita a morte e abbandonata al buio di un campo nel freddo invernale, dove è morta sola.
Non posso nemmeno immaginare la paura che deve aver provato. 
Non posso nemmeno immaginare suoi ultimi pensieri, gli ultimi attimi terrorizzati di una vita così giovane.
Né posso immaginare il dolore della sua famiglia. 
Posso però, senza ombra di dubbio, immaginare cosa provano ogni giorno

mercoledì 4 gennaio 2012

Pressapochismo tutto italiano

Lo spunto viene dal video (l'ho inserito qui sotto) che ho girato per il mio canale del tubo, con i conisigli - tutti legati al mio personalissimo punto di vista, è evidente - per diventare giornalisti specializzati.
Quando ho postato il video, mi è stato scritto da più persone su Facebook, Twitter e YouTube che i miei consigli sembravano esagerati. Leggasi: un percorso di studi, più tanta pratica, più uno studio continuo e la visione (nonché la lettura) di tutto quello che c'è in circolazione per fare analisi approfondite delle serie tv e poi scriverne (senza trascurare l'importantissimo punto di vista della lingua italiana).
Ecco, tolto il fatto che questo "per me è troppo, basta un'infarinatura di base" per me è totalmente fuori dal mondo (infarinatura di base per un mestiere specializzato?) mi ha fatta riflettere sul pressapochismo del giornalismo italiano.




Su Studio Aperto ho già detto la mia, ironicamente, e non tornerò sull'argomento (lasciatemi però dire che quando vedo i servizi sulle mutande di Belen fatti da gente che ho sentito per anni parlar male di Mediaset e del giornalismo "di secondo livello" dei suoi TG, rido molto).