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domenica 28 febbraio 2016

La dura vita dello scrittore (e del giornalista)

Ho sempre pensato che la capacità di mettersi in discussione sia l’elemento che fa la differenza fra migliorare nella vita e nel lavoro, oppure scegliere di restare sempre uguali a se stessi.
Tutti noi cresciamo, inevitabilmente.
Ho appena compiuto quarantuno anni e non me li sento per niente, a volte. In altre occasioni, mi accorgo di fare e pensare “cose da quarantenni”, in modo naturale.
Scrivere è la stessa cosa: se sei uno scrittore, a volte ti accorgi di aver prodotto qualcosa di nuovo, in altre occasioni ti sembra di essere ancora il ragazzino aspirante giornalista o scrittore, o critico, di una volta.

giovedì 25 giugno 2015

Grammatica in svendita: venghino siori, venghino!

Ci sono due cose che non sopporto del mio rapporto con la lettura: la (recente, devo dire) fissazione di terminare qualsiasi libro iniziato, a meno che non sia proprio illeggibile, e l'incapacità di trovare uno scrittore esordiente o autopubblicato che non confonda "le" con "gli".
Pensate che esageri? Forse. Ma al terzo romanzo consecutivo osannato dai lettori su Amazon (colpa mia: dimentico spesso come funzionano le recensioni) e infarcito di errori di grammatica, mi sono un attimo innervosita. Possibile che in un libro dato alle stampe - seppur digitali - si confonda "sarebbe" con "fosse"? "Gli" con "loro"? E, maledizione, "le" con "gli"?
Dove siamo, a una svendita della grammatica? Il romanzo che sto terminando (costo in ebook: €0,99) ha avuto una recensione che mi ha molto colpita: "peccato per qualche errore di battitura che disturba un po', ma considerato il basso costo si può accettare".

lunedì 23 marzo 2015

Questione di forma

Ho già scritto sull'argomento, più volte. Non ci torno perché sono monotematica, bensì perché credo che sia importante. E poi, colgo l'occasione offerta dagli studenti che mi sottopongono articoli, saggi e lavori vari sulle serie tv, per avere dei consigli.
Non sempre ho tempo di valutarli tutti, ma ci provo. Domandare è lecito, rispondere è cortesia e io credo che la cortesia sia uno dei punti fermi della vita (con chi è cortese, gli altri possono attaccarsi al tram, come si dice).
Detto ciò, gli articoli che mi sono arrivati negli ultimissimi giorni hanno un denominatore comune: contenuti potenzialmente interessanti, forma non curata. O addirittura scarsa.
C'è questa tendenza a valutare il messaggio tralasciando il modo di esprimerlo.
Tendenza che, per me, dal punto di vista della scrittura è uno dei mali del nostro tempo.

venerdì 18 ottobre 2013

(Ancora) la questione della lingua

Pochi giorni fa ho riaperto il blog sulle serie tv (spiegando il motivo della mia lunga assenza) così oggi riprendo in mano questo, sperando di ritrovarvi tutti... Perché vorrei proprio avere la vostra opinione.
Da lettrice compulsiva e da scrittrice, considero da sempre la qualità della prosa come una caratteristica irrinunciabile per un buon libro.
Mi spiego: un libro scritto male, per quanto possa essere originale o raccontare (male, appunto!) una storia potenzialmente interessante, per me non ha valore. Lo lascio perdere subito.
Oggi mi è capitato di "infilarmi" in una discussione su Facebook e mi è parso di capire che la tendenza attuale è opposta alla mia: va bene tutto, scritto anche in un italiano stentato, con errori grammaticali o con un uso improprio della punteggiatura. Basta che il contenuto sia originale.