venerdì 29 aprile 2016

La Polee Bookaholic: i libri di aprile 2016

Questo è stato un intenso mese di letture. Come sempre, ho spaziato parecchio fra i generi, scoprendo qualche chicca e incappando in qualche delusione. Succede: è la dura vita del lettore.
Ma ne vale sempre la pena.
I libri sono pieni di emozioni, di lezioni da imparare, di mondi da scoprire. Purtroppo, sono anche pieni di fregature e di scrittori improvvisati, che hanno pensato bene di far soldi in modi discutibili. Fortunatamente, il lettore onesto li scopre subito.
Spero, quindi, che i miei consigli vi aiutino nell’unirvi a me in questo meraviglioso viaggio senza fine che è la lettura, evitando le fregature e scoprendo i libri che vale la pena di portare per sempre con sé.


Il bazar dei brutti sogni di Stephen King
Venti racconti, alcuni inediti altri no, accompagnati dal vero punto di forza di questa raccolta: le introduzioni con gli aneddoti e le riflessioni del loro autore.
Quando parla della scrittura, Stephen King affascina chiunque ami leggere (e scrivere). Non tutti i racconti mi sono piaciuti allo stesso modo, ma li ho trovati comunque validi, per un semplice motivo: rappresentano esercizi di stile e atmosfere diverse. Dallo humour nero alle storie che lasciano gli adulti sullo sfondo, facendo dei ragazzini - che nessuno descrive come King - protagonisti indimenticabili. Dalle incursioni nella fantascienza a quelle nella rivisitazione dei grandi classici, “Il bazar dei brutti sogni” è piuttosto impegnativo: sono quasi cinquecento pagine, ma il ritmo è perfetto. I racconti diversi per argomento e lunghezza rendono la lettura scorrevole.

Gli occhi magri di Walter Sabbatini
Si dice che ci vogliano quaranta pagine per capire se un libro vale la pena di essere letto. Qui ce ne vogliono cinquanta, poche in più, per entrare davvero nella storia. Una storia sull’amore, sull’ossessione per ciò che non si può avere, sulla passione per il buon cibo.
Gli occhi magri sono quelli inespressivi, che s’accontentano ma non godono, che lasciano sempre insoddisfatti. L’atmosfera, invece, è quella di un romanzo ambientato negli anni Quaranta o Cinquanta. Tanto che parole come “personal computer” o “e-mail” stonano, facendoti ripiombare nella realtà. L’autore sembra eccedere con la ricercatezza stilistica, all’inizio, ma è solo un’impressione e tutto torna: il linguaggio è adeguato alle tematiche, ai personaggi, al sentimento ispirato da questa storia semplice - non succede granché, eppure quanto succede è sufficiente - filtrata da una complessità linguistica che la rende più affascinante.
Il passaggio dalla terza alla prima persona all’inizio spiazza, poi fornisce un punto di vista più interessante, un doppio sguardo su un mondo tutto da scoprire. Consigliato agli amanti dei romanzi che parlano di sentimenti… Senza essere troppo sentimentali.

Falce e carrello di Bernardo Caprotti
Le coop sono spesso un ricettacolo di modi per aggirare l’onestà, Mafia Capitale ce l’ha insegnato bene. E presto, troppo presto, hanno perso lo scopo sociale che ne ha ispirata la nascita.
Avevo letto questo libro anni fa, ma ho deciso di comprare la versione aggiornata, quella con la premessa dell'autore sulle reazioni alla prima edizione. Perché io, alcune di quelle reazioni assurde, le ricordo bene e volevo aggiornarmi sulle vicende legali. Le molte cause mosse al patron di Esselunga (dove, per inciso, io faccio la spesa) si sono concluse così: 8 vittorie in prima istanza e 3 in appello. Tutto per un libro che, evidentemente anche secondo la magistratura, dice la verità. Una verità scomoda, manipolata dai responsabili, taciuta per decenni. Ma sempre verità.
Il caso dell'immigrazione dimostra meglio di molti altri i danni delle cooperative, che oggi - ahimé - non stupiscono più, ma all'epoca fecero scalpore. Storicamente interessante, in questo libro, il racconto personale di un uomo d’altri tempi: l’annuncio della guerra, la guerra, il boom economico, la formazione in America e l’inizio di una grande avventura. Poi il boicottaggio attraverso le riunioni sindacali, l’aumento del venticinque percento del costo del lavoro rispetto ai concorrenti, le minacce e le aggressioni durante gli scioperi… Con il tutto accuratamente documentato (ecco perché le cause non stavano in piedi: non sono fandonie, sono fatti minuziosamente provati, dal primo all’ultimo). Per imparare una lezione sul nostro (bel?)Paese…

Cometa sull’Annapurna di Simone Moro
Il toccante libro di Simone moro si divide in tre parti. La prima ci racconta la nascita e la coltivazione della passione per l’alpinismo, il rispetto per la montagna e la dedizione nel trasformare una grande passione in una professione. La seconda è incentrata sul racconto delle sue imprese, dell'incontro con Anatoli, della spedizione sull'Annapurna che costò la vita ai suoi due compagni d'avventura e, quasi, anche a lui. Dopo la valanga, infine, c’è la conclusione. Quella parte di narrazione finale con la disperata, appassionata, commovente storia della lotta per la sopravvivenza. Della catena di circostanze che, per caso o per destino, a seconda di ciò che ciascuno vuole credere, gli hanno permesso di restare in vita e di tornare a casa. Per raccontarci un dramma che ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte alla natura e quanto il nostro amore per essa sia irrilevante di fronte al grande disegno del mondo.

Annientamento di Jeff VanderMeer
Di questo libro si è discusso molto, ai tempi dell’uscita. Io ne sono rimasta “cautamente” soddisfatta fin dall’inizio: mi piacevano l’atmosfera, la narrazione in prima persona, il fatto che si trattasse di un romanzo tutto al femminile condito dal mistero (niente nomi, per esempio). Sì, certo, è vero: ricorda molte opere precedenti (tanto che l’autore è stato accusato di plagio da più fonti). Da “Solaris” a “Picnic sul ciglio della strada”, le storie che vengono in mente sono molti, ma secondo me il plagio è infondato. VanderMeer cita i suoi predecessori, li omaggia, ne prende in prestito qualche spunto. L’eco di altre opere si sente, forte e chiaro. Le opere che hanno influenzato l'autore sono molto più di quelle individuate dai critici. A me l'atmosfera di tutta la prima parte ha ricordato molto “Il signore delle mosche”, per esempio. Ciò non toglie che l'abbia trovato interessante. Soprattutto perché è ben scritto, anche dal punto di vista di un'ottica al femminile, in un romanzo firmato da un uomo.
“Annientamento” si divide nettamente in due, con una prima parte “misteriosa” ma più concreta e una seconda in qualche modo visionaria, onirica, sperimentale. Chi si aspettava risposte è rimasto certamente deluso, ma visto che questo è il primo capitolo di una trilogia, non resta che continuare a leggere. Avendo ben chiaro in testa che non ci saranno mostri più o meno conosciuti, né spiegazioni razionali - almeno credo - di quanto vissuto dalla nostra biologa. Perché il suo racconto, il racconto in prima persona di un'avventura dai confini confusi, vuol essere altro dal classico racconto che mescola avventura, thriller e fantascienza: vuol essere un viaggio interiore alla scoperta di un orrore che, in qualche modo, nasce sempre dall'essere umano. Anche quando diventa altro da sé.

L'arte di buttare di Nagisa Tatsumi
L'ho comprato per curiosità, spinta dalla notizia che Marie Kondo l'aveva usato come ispirazione per il suo “Il magico potere del riordino”. L’autrice, però, parla continuamente di buttare via libri (sacrilegio, per me, ma in Giappone la vedono diversamente). Ebbene, se l'avessi comprato in versione cartacea anziché in eBook, il suo libro sarebbe finito dritto nella spazzatura, con un'eccezione alla mia regola del "si butta tutto ma non i libri".
“L'arte di buttare” non è solo ripetitivo, fondato su noiosissimi esempi che poco hanno a che fare con la
nostra quotidianità perché fortemente (troppo, per un manuale generico) ancorati alla cultura giapponese (tanto da necessitare di un glossario alla fine del libro e da citare continuamente esempi che per noi europei hanno poco senso). È anche, e soprattutto, un libro inutile.
I pochi consigli condivisibili fanno capo al buonsenso che chiunque, riflettendo sulla necessità di eliminare gli oggetti in eccesso, comprenderebbe da solo. Se la Kondo suggerisce di piegare i vestiti in verticale, regalando alle sue teorie un’utile applicazione pratica, la Tatsumi si concentra su esempi inutili legati al modo in cui altre persone organizzano la propria casa e il proprio ufficio. Pur ripetendo, paradossalmente, che ciascuno di noi è diverso.
Infine, le "dieci attitudini" che identifica per spingere il lettore a riconoscersi in un metodo efficace sono appena accennate, non abbastanza approfondite. La seconda metà del libro è decisamente più sensata (si passa a esempi pratici molto più sensati) ma resta la sensazione di fastidio scaturita dalla lettura di un manuale che pare scritto da una persona senza alcuna competenza nel campo. Sconsigliato.

Il karma del gatto di Christopher Moore
Due racconti, inediti in questa forma, introdotti dall’autore con aneddoti e indizi preziosi sull’evoluzione del suo stile. Il primo prende spunto da un racconto fantastico e combatte l’invidia con l’onestà, l’odio con l’amore, la cattiveria con la gentilezza. Gli onesti vengono premiati, anche quando i cattivi sembrano aver avuto la meglio.
Il secondo racconto, invece, è… Moore. In tutto e per tutto. Acerbo, certo, ma con lo stile, l’essenza, le tematiche e il mix di generi che ne hanno fatto un grande scrittore. Il mio scrittore preferito, si dà il caso.
Da leggere, per scoprire l’origine di un mito.

Ho sposato una vegana di Fausto Brizzi
Incuriosita dal titolo ironico e dalle recensioni di alcuni blogger che lo definivano "esilarante", l'ho acquistato senza pensarci troppo. Pentendomene.
L'autore afferma che il suo racconto ricostruisce fedelmente le tappe dell’incontro e del fidanzamento con la moglie, ma invasi sono due: o la povera Claudia è la persona più intollerante e antipatica del pianeta, cosa di cui dubito fortemente, o suo marito c'ha marciato sopra. Non ho trovato affatto divertente il suo stile, anzi: l’ho trovato fastidioso. La moglie viene dipinta come un essere insopportabile, arrogante e pieno di sé, proprio come tutti i vegani nell'immaginario collettivo. Cosa che mi irrita, perché ho diversi amici vegani e sono tutte persone normalissime. In buona sostanza, Brizzi ha cavalcato l'onda di una moda, che addita i vegani come le peggiori persone del mondo, pensando di divertire il lettore. E ottenendo esattamente l'effetto contrario con un patetico tentativo d’imitazione della commedia all'italiana, quella vera, di una volta. Con tanto di superficialità: ha sopportato questo inferno solo perché la moglie è bellissima? Ha deciso di sopravvivere a un primo appuntamento da dimenticare solo per portarsela a letto? Pur confessando di sentirsi molto meglio seguendo la sua alimentazione, Brizzi continua a criticarla e racconta di liberatorie abbuffate che ne denotano l’immaturità: mangia vegano perché la moglie lo costringe, quindi? Contraddittorio, quantomeno. Mettiamoci, infine, tutti i sevizi fotografici della moglie (magrissima, ma magari è costituzione…) presunta estremista, che certo non possono essere stati realizzati tutti con cosmetici Cruelty Free e mettiamoci anche gli accessori in pelle che indossa. Così abbiamo il quadro completo: questo libro è un'operazione di marketing. Nè più, né meno.

Le 10 migliori ricette vegetariane per pigroni (come me): ricette vegetariani veloci

Ingannevole. Il titolo (ne ho riportata solo una parte, perché è studiato per comparire in qualsiasi ricerca sulla cucina vegetariana e io mi guardo bene dal fagli pubblicità), promette ricette veloci e offre invece vaneggiamenti sul crudismo e sui cibi che fanno male. Dico vaneggiamenti non perché i benefici dei cibi consigliati non siano noti, né perché le controindicazioni di quelli sconsigliati non siano trote e ritrite: dico vaneggiamenti perché l'autrice, è evidente, non ha alcuna preparazione scientifica, usa un linguaggio povero e inadatto (faccine incluse), e inserisce ricette di centrifugati spacciandole per cucina vegetariana veloce. Dulcis in fundo, in copertina troneggia un (probabilmente autoproclamato) “best seller author”. Ma non mi stupisco: del resto la Parodi e la Gelisio, che scongelano roba in padella e preparano panini definendosi “chef”, vendono un sacco… E il best seller author in questione ha scritto su qualsivoglia argomento, dal cibo alla meditazione, dall’organizzazione domestica all’andare in pensione da giovani (?), dalla ricerca della felicità alla coltivazione della creatività. Diffidare di chi s’improvvisa esperto in troppe materie, basando la propria preparazione sul qualunquismo.

1 commento:

  1. Di Ho sposato una vegana ho visto la presentazione a Fuori Che Tempo Che fa. C'era sia Fausto che la moglie Claudia e sebbene gli episodi raccontati fossero divertenti ho capito che era tutta una sceneggiata. Insomma ammesso che la moglie sia una cacacazzi vegana come fa il tipo a prenderla in giro pubblicamente? Cioè. Boh.

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