venerdì 12 giugno 2015

L'invidia del bene

In base alla mia esperienza di lettrice e navigatrice, è ufficiale: quando si parla di Samantha Cristoforetti, non c'è mai, MAI, modo di risparmiarsi qualche commento sessista. O rancoroso. O ignorante. Oppure, chiaramente invidioso.
Perché?
Tutti i personaggi pubblici vengono insultati, derisi o criticati. Fa parte del gioco. Di solito, però, per attirarsi critiche e/o insulti, i suddetti personaggi "fanno" qualcosa. Non qualcosa che giustifichi gli insulti, intendiamoci, ma che in qualche modo li spiega. Magari prendono posizione su un argomento (si tratti di politica o del colore moda dell'estate 2015, poco importa). Oppure fanno qualche dichiarazione poco oculata, reagiscono male con giornalisti e fotografi, vengono colti con le mani nel sacco a contraddirsi, si presentano in pubblico abbigliati in modo non adeguato, o scattano foto che sarebbe stato meglio evitare. Gli esempio sono tanti.
AstroSamantha, però, non ha mai fatto nulla di tutto ciò. Eppure...

Eppure, con lei, il livore è particolarmente presente. E pesante.
Nell'ordine, è (cito a memoria): "brutta, cicciona, cozza spaziale, raccomandata, privilegiata, donna-immagine senza meriti" e via dicendo. Ne ho letti, in questi sette mesi, di insulti.
E ora che Samantha è tornata, battendo il record di permanenza nello spazio per una donna (ma sarà sicuramente una passeggiata... Può farlo chiunque, senza preparazione...), le polemiche si riaccendono.
Non andava bene la faccia: troppo sbattuta. Non andava bene il fatto che fosse "un burattino nelle mani dei soccorritori". L'ho letto su un social. Innanzitutto, "soccorritori" non è il termine esatto. E poi, l'hanno spiegato tutti: nello spazio, il fisico ne risente. Le ossa perdono densità, i muscoli si atrofizzano. Ciononostante, si aspettavano tutti di vederla comparire fresca come una modella alla prima sfilata della stagione.
Non scrivo questo post perché sono un'accanita fan di Samantha Cristoforetti, vorrei che fosse chiaro. Ho seguito la sua impresa come chiunque altro, penso: con moderato interesse, quando mi capitava, e con acceso interesse quando arrivavano foto, video o interventi interessanti.
Scrivo perché, da donna, da italiana, e da fervente sostenitrice della meritocrazia, non sopporto l'italica moda del "dàgli addosso, al malcapitato di turno o al personaggio del momento, a prescindere". Perché è più famoso di te. Perché è più bello di te. Perché è più intelligente, colto, generoso o fortunato di te. Perché, come Samantha, è umile e sorride sempre. Anche in condizioni difficili. Perché, come Samantha, crede in quello che fa, ama quello che fa, e vorrebbe trasmettere agli altri il proprio entusiasmo.
"L'invidia è la più sincera forma d'ammirazione", dicono. Certo. Ed è anche fonte di odio, disgraziatamente. Ma qui c'è qualcosa di più. C'è il cambiamento sociale di un Paese che una volta, non troppi anni fa, gioiva dei successi di un italiano. Di qualsiasi italiano. In qualsiasi campo. Ne era orgoglioso.
Oggi, invece, complici la crisi economica, l'accelerazione dei ritmi della vita quotidiana e la mancanza di punti di riferimento (a cominciare da quelli politici, corrotti fino al midollo), il livore ha preso il posto dell'orgoglio. L'invidia ha preso il posto dell'ammirazione.
A meno che, naturalmente, non si parli di calcio. Allora sì che ci sono gli "eroi". Allora sì che siamo tutti fratelli. Allora sì che l'orgoglio azzurro contagia tutto.
E questo, credo, la dice lunga sull'Italia di oggi.

2 commenti:

  1. una cosa che in italia non manca mai, il piccolo idiota invidioso, ricordo un servizio sul rugby femminile, dove il "giornalista" teminava "l'intervista" con la fatidica domanda "cosa pensa suo marito del fatto che lei giochi a rugby?", lei lo guardava (dall'alto, lui era una mezza sega, lei giocava ala, sarà stata almeno un metro e ottantacinque, il che spiega l'idiozia della mezza sega asd) con espressione disgustata e gli rispondeva "anche mio marito gioca a rugby" asd

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