venerdì 19 marzo 2010

Il mio tallone d'Achille

Ci ho messo una vita a scrivere questo post.
Ci ho messo di meno a scrivere il libro su Buffy.
Ci metto di meno a scrivere, che so, tre articoli su qualsivoglia serie tv.
Mi ci è voluto tanto, in termini di tempo e di impegno, per due motivi.
Il  primo è che avevo moltissime cose da dire sull'argomento e non è stato facile fare una selezione.
Il secondo è che, strano ma vero, faccio meno fatica a parlare di qualsiasi altra cosa - inclusi i miei numerosi problemi di salute - piuttosto che dei miei cani.
Forse perché loro, anche se hanno un modo - chiarissimo - di comunicare, non possono leggere le mie parole, il che mi fa sentire in qualche modo responsabile. Come se parlassi un po' anche per loro.
Così, veniamo al dunque: il mio tallone d'Achille si chiama Asia ed è un labrador biondo di 8 anni e mezzo.

E' entrata nella mia vita il 20 ottobre del 2001, quando - nonostante le rimostranze di mio marito - l'ho portata via dal cagnaro che me l'ha venduta. I cagnari, per chi non lo sapesse, sono quei maledetti bastardi che importano illegalmente i cani dall'Est: malati, strappati alla madre a pochi giorni di vita, imbottiti di antibiotici, non vaccinati... E infine sbattuti sui camion per essere rivenduti dai negozianti italiani che si fingono allevatori (o che si fingono in contatto con degli allevatori. E' uguale).

Si vedeva che Asia era malata, ma io l'ho portata a casa lo stesso.
Cosa facevo, la lasciavo lì? In quella gabbia sporca di mezzo metro per mezzo metro?

Asia era letteralmente invasa dai vermi, aveva gastroenterite e sospetto cimurro.
E' stata l'unica, fra gli otto labrador del cagnaro, a sopravvivere (grazie al provvidenziale intervento della nostra veterinaria, Luisa Ginoulhiac).
Nonostante tutto, dunque, Asia è cresciuta forte... ma non proprio sana. Quello che ha avuto da piccola di tanto in tanto (non troppo spesso, finora, fortunatamente) ha delle ripercussioni che si concretizzano in terribili crisi convulsive.
La prima volta che l'ho vista in quello stato, il 26 novembre del 2006, ho passato la mezz'ora più brutta della mia vita.

Ed ecco il punto: da 13 anni ormai affronto quotidianamente le conseguenze del mio disastroso stato di salute. Ogni giorno ce n'è una, ma per quanto sia dura... Si va avanti. A testa alta, la maggior parte delle volte. Qualche altra volta con la testa bassa, perché certe volte la vita ti butta giù. Poco importa. Ciò che conta è trovare la forza di rialzarsi, e io quella alla fine la trovo sempre.
Tranne quando si parla di Asia.
Lei è davvero il mio tallone d'Achille.
Se Asia zoppica, io piango.
Se Asia sanguina, io mi sento svenire.
Se Asia ha una crisi convulsiva, il mio mondo crolla.

Ora Asia ha l'artrosi, dovrebbe stare tranquilla ed io mi sento in colpa per aver preso con noi Pimpa, una cucciolotta di 11 mesi che è arrivata lo scorso giugno. Poi, però, vedo quanto si vogliono bene - sono inseparabili - e so di aver fatto la cosa giusta.
Pimpa è una specie di terremoto travestito da cucciolo con lo sguardo innocente - se avete letto o visto Io & Marley, avrete un'idea del potere distruttivo di un cucciolo di labrador - e ovviamente è entrata subito nel mio cuore. Un altro tallone d'achille, immagino...

Ma con Asia è diverso: ho voluto un cane per tutta la vita, e ho portato a casa lei subito dopo essermi "sistemata" nella mia prima casa "da grande", cioé sola. Negli anni più brutti, quelli in cui stavo sempre male e dovevo adattarmi alla nuova condizione di salute, mentre mio marito era al lavoro io ero a casa, ma non ero sola: c'era Asia.
Asia che quando piangevo per i dolori mi abbaiava, sgridandomi.
Asia che quando non riuscivo proprio ad alzarmi dal letto, mi si accocolava vicina. Discreta, comprensiva, rasserenante.
Asia, che per anni è rimasta sdraiata sui miei piedi mentre io scrivevo, scrivevo, scrivevo...
Asia. L'unica "medicina" che ormai funziona con me.
E che, insieme alla sua inseparabile amica Pimpa, porta un po' di gioia nella mia vita.
Tutti i giorni.
Anche nei giorni brutti.

Asia... Il mio tallone d'Achille.
La creatura che più mi spaventa al mondo: non posso nemmeno pensare di perderla, anche se già so che - qualunque cosa succeda (e anche Asia, fra un'operazione e l'altra, ha avuto la sua bella dose di guai) - ne sarà valsa la pena.
Finora ho già avuto otto anni d'amore incondizionato. Vi pare poco?
I cani - lo so, sono banalità, ma è proprio così - danno. Sempre. Senza chiedere nulla in cambio.
E come qualsiasi altro animale, meritano il nostro rispetto.

Ieri sera guardando Striscia sono scoppiata a piangere di fronte al servizio sui cani incatenati in una stalla di Ussita. Non posso fare a meno di farmi toccare il cuore da quegli occhi tristi e spaventati, e non posso fare a meno di continuare a pensare la stessa cosa: non abbiamo rispetto delle creature, né dell'ambiente, che ci circondano. E ci meritiamo tutto quello che ci succede come conseguenza delle nostre azioni scellerate.
Siamo la specie dominante del pianeta (non rispettiamo i nostri simili, figuriamoci le altre specie...), è vero, ma dovremmo comunque essere meno presuntuosi.
Perché se un giorno ci sarà un'altra specie a prendere il nostro posto (non parlava di questo, la metafora raccontata da Il pianeta delle scimmie?), non ci piacerà essere tenuti in catene, denutriti, maltrattati e sfruttati.
Nossignore.
Non ci piacerà affatto.

6 commenti:

  1. Elena (eleprue)19 marzo 2010 19:26

    Sto piangendo, Chiara!!! :°( :°( :°( :°( :°(
    Capisco benissimo ciò che provi, perché lo provo anche io!!!
    Sono degli angeli sulla Terra e gli animali che ci portiamo a casa sono dei figli a tutti gli effetti.
    E piango ogni volta che sento notizie del genere, piango ogni volta che penso che non posso aiutare tutti gli animali e le persone bisognose del mondo, vorrei ammazzare le "persone" che si macchiano di questi orribili crimini, ma poi penso che qualcosa la posso fare... posso cercare di sensibilizzare ed informare il più possibile la gente su certi temi, posso prendermi cura al meglio dei miei adorati cucciolotti, posso donare quello che posso alle varie associazioni che si fanno in 4 per aiutare gli animali e sensibilizzare l'opinione pubblica, sono diventata vegetariana, cerco di rispettare l'ambiente il più possibile, ecc...
    Io cerco di fare quello che posso, ma spero un giorno di poter fare molto, ma molto di più, perché so che non è e non sarà mai abbastanza. Stiamo distruggendo la nostra bellissima Madre Terra e, devo ammettere, negli ultimi anni ho fatto passi da gigante, ho scoperto moltissime cose che ignoravo ed adesso vedo tutto sotto un'altra ottica, ma mi sento meglio con me stessa e con il mondo che mi circonda, perché quello che posso lo sto facendo.
    Credo nel kharma e spero che un giorno questi ESSERI avranno la loro bella punizione... so che, un giorno, se la vedranno molto brutta.

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  2. :-( Chiarilla mia adorata...

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  3. Ciao Chiara, è stata dura anche leggere questo post, non posso parlare per i problemi di salute, solo chi ci passa può capirlo, capisco appieno i sentimenti provati per i tuoi cani, ho un cagnolino anche io e sottoscrivo appieno, diventano la nostra ombra sempre, in qualunque momento, bello o brutto che sia, sono davvero i nostri angeli custodi, sono loro e solo loro! Grande Chiara, sei fantastica!

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  4. Il mio cucciolo si chiamava Blitz, ed era un bellissimo Schnauzer nano color “Argento” (nero con zampette, baffetti e sederino bianchi): una “rarità” nel campo delle razze canine. La sua storia è un po’ diversa da quella di Asia (almeno alle origini), ma anche lui poverino ha avuto la sua dose di sfortuna. I miei genitori me lo fecero trovare a casa il giorno del mio settimo compleanno: era timido e spaventato; al collo aveva un piccolo cilindro; all’interno una targhetta con il pedigree: si chiamava Blitz De Cirlitt, il più piccolo di 4 figli della prestigiosa famiglia canina olandese dei De Cirlitt. Un cagnolino di sangue reale, a quanto pare. Come dargli un altro nome? E fu così che entrò nella nostra vita il cane più buono del mondo. Dopo qualche mese lo portammo dal veterinario per una curiosa anomalia: non abbaiava mai! Il veterinario ci disse di lasciarlo stare; era solo una questione di temperamento…il cane è un po’ timido…non forzatelo e con il tempo si sbloccherà. Beh…questa sua timidezza l’ha contraddistinto per tutta la vita. Era il tipo di cane che dormiva tanto…faceva almeno tre pisolini al giorno; la mattina bisognava aprire le persiane della mia cameretta per fargli prendere il sole sdraiato sul pavimento; la sera prima di addormentarsi controllava che stessimo tutti nei nostri letti, poi si sedeva accanto alla sua brandina e aspettava che io gli togliessi le briciole dei biscottini che si era mangiato mentre vedeva la tv (sì, vedeva la tv insieme a noi!)…voleva che lo facessi anche quando non aveva mangiato i biscotti. Era tremendamente abitudinario…quasi maniacale! Non amava i cambiamenti, gli stravolgimenti, né le sorprese…noi lo definivamo un cane “saggio”. Era il tipo di cane che quando incontrava gli altri cani quasi si discostava; all’età di 5 anni alzò la zampetta e per sbaglio fece la cacca invece della pipì…da quel giorno fece la cacca sempre e solo in questo modo (vi lascio immaginare l’imbarazzo quando ciò avveniva in presenza di vicini di casa al guinzaglio del proprio cane). Amava viaggiare in macchina, e soprattutto in traghetto! Amava sedersi davanti allo scalino della porta della nostra vecchia casa al mare e guardare la gente passare avanti e indietro. Ecco: amava stare con le persone anziane! Stare seduto sotto al tavolo dove mia nonna e i miei zii giocavano a carte: se c’era una situazione di tranquillità e di ozio, non c’era osso o lancio del sasso che tenesse!!!! Aveva paura di un sacco di cose: una volta si spaventò così tanto del rumore del polistirolo in cui era conservata la sua amata carne macinata che si rompe che smise di mangiare per un periodo! Blitz, che una volta venne aggredito da due cani e lo perdemmo per tre giorni, per poi ritrovarlo in fin di vita sotto un albero, in una pozza di sangue. In quell’occasione fu così forte da resistere ad un intervento delicatissimo, superando la notte grazie alle nostre carezze. Ha fatto parte per 13 anni della nostra vita, prima che un tumore al fegato ci costringesse a farlo soprrimere. Quando se ne andò scrissi una poesia, oggi appesa nella nostra cucina insieme alle sue foto. Una vita, la sua, dedicata a noi. Sempre con noi. Con mio padre, forse, in particolare. Riconosceva in lui il suo vero padrone.
    Ciao cuccioletto. Non vedo l’ora di rivederti!

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  5. Che storia meravigliosa, quella di Blitz. Un abbraccio forte, caro :-)

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