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mercoledì 28 ottobre 2015

Come sto? BENISSSSSIMO!

Io mi ritrovo sempre a sorridere, al cospetto di foto improbabili lodate dagli amici di chi le pubblica.
Ma a volte ci rifletto anche un po' su: i social network sono lo specchio dei nostri comportamenti con gli altri... Con l'aggravante della "vigliaccheria" (per chi si cela dietro pseudonimi o dietro l'anonimato) e col vantaggio dell'essere invisibili (provate a nascondere un'incontrollabile espressione di disgusto, dal vivo...) derivati dal fatto di trovarsi in rete.
A un'amica che esce dal parrucchiere conciata come Moira Orfei e pubblica un selfie chiedendo: "Come mi sta il nuovo look?", si può rispondere solo una cosa: "Benisssssimo".
Perché è l'unica risposta possibile. Al massimo possiamo mettere un like ed evitare commenti, ma non c'è molta altra scelta. Perché la risposta più adatta sarebbe, appunto, "Me pari Moira Orfei, ma più vecchia". Però non la leggerete mai, se non da parte di qualche buontempone che poi aggiungerebbe una faccina e un innocente "Scherzo!".
E che, invece, non scherza affatto.

martedì 13 ottobre 2015

10 considerazioni random. Come siamo messi, signora mia!

Stamattina su Facebook ho visto diversi link, commenti e video che mi hanno fatta pensare.
1) L'Espresso pubblica un articolo corredato da una foto delle Femen, dal titolo "Il femminismo ha perso?". Sì. Per me la risposta è sì. Il femminismo ha perso, almeno con le Femen, nel momento in cui le "femministe" hanno iniziato ad andare in giro con le tette di fuori nel Nuovo Millennio. Presentandosi anche spesso in incursioni "pilotate" in Paesi stranieri che le hanno rese molto poco credibili. Un conto è bruciare i reggiseni, un altro mostrare che non li si indossa (battuta, dai, apprezzate). Se nel 2015, per farsi ascoltare e attirare l'attenzione su tematiche importanti, le donne hanno ancora bisogno di spogliarsi (nel nostro Paese, almeno) siamo messi male. Molto male.
2) Miss Italia si "vendica" dei suoi detrattori con Le Iene.

sabato 23 maggio 2015

Ciao, democrazia! Ciaone!

Oggi, nel 23° anniversario della strage di Capaci, nella giornata per ricordare i martiri che non si sono fermati di fronte alle minacce, in difesa della legalità, in Italia succede anche qualcos'altro.
Circa quarantamila persone (!) aderiscono all'evento "Bloccare la pagina Facebook di Matteo Salvini", previsto per le 15.00 odierne.
Apprendo dell'evento, leggo la descrizione (un po' sgrammaticata, non mi è chiarissimo lo scopo) e mi stranisco: ma come? Siamo arrivati al punto che chiediamo di chiudere le pagine, di fatto censurandole, di chi scrive cose che non ci piacciono?
Ma la libertà d'espressione, quella del "Je suis Charlie", che fine ha fatto?
Premesso che di Salvini m'importa più o meno quanto della vita sessuale dell'ornitorinco, m'interesso alla vicenda. Perché mi sembra molto poco democratica, come iniziativa. Allora lo scrivo su Facebook.
Mi rispondono che Salvini commette reati disgustosi, che parla di camere a gas e forni crematori, di deportazione... Santissimi numi! Sono una giornalista e non mi sono accorta (insieme a tutti gli altri miei colleghi) che si commettono tali, orrendi reati su Facebook? E perché, santo iddio, Salvini non è in prigione, dove dovrebbe stare?
Non capisco. Non seguo la sua pagina Facebook, quella che si vuol chiudere, perciò chiedo lumi a chi mi dice "Se la seguissi capiresti".
E invece dei lumi, m'arriva la sorpresa: l'interlocutore mi ha tolto l'amicizia.

martedì 19 maggio 2015

I perché dei social network: amletici dubbi sulla nostra vita in rete

Ho delle domande che mi assillano, da tempo. I miei perché dei social.
Li riduco a dieci, con grande sforzo, e le condivido con voi, nella speranza di: a) sentirmi meno sola (ditemi che ci avete pensato anche voi!); b) illudermi che esistano risposte sensate ai quesiti (provateci, vi prego); c) accettare con rassegnazione il fatto che no, non possono esistere risposte sensate ai seguenti quesiti.
1) Perché, Grande Giove, tutti quelli che decidono di "andarsene dai social per fare una pausa e vivere la vita vera" (?) lo annunciano in pompa magna, per poi passare settimane a rispondere a tutti quelli che commentano con un "Nooooo ma dai, resta!"?
2) Perché, santi numi, perché?! Perché vi fate le foto dei profili mezzi ignudi mentre tentate (malamente) di imitare una Blue Steel quando l'unica cosa che vi riesce è l'imitazione di un imbuto incrociato con uno scolapasta? Perché, maledizione?

mercoledì 28 gennaio 2015

Il contatto inutile

Non sono solo su Facebook: sono arrivati anche su Twitter.
Sono ovunque.
Siamo circondati.
Non solo da loro, nossignori.
Anche da tutti quelli che mettono "mi piace" e ritwittano l'insulsa foto.
Perché io, quelli che ogni santo giorno postano una foto di cappuccio e brioche coi cuoricini corredata da un bel "Buongiorno! Vi ho preparato la colazione! Servitevi pure" li prenderei a randellate sulle gengive.
Ripetutamente.

venerdì 9 gennaio 2015

Ipocrisia, portami via

Ho cercato di starne fuori. Davvero. Perché non mi ritenevo all'altezza di scrivere di un argomento così delicato, e doloroso. Ma mi ritengo all'altezza di scrivere sulle sue conseguenze, almeno su che mi coinvolgono direttamente, che sono davanti ai miei occhi.
Siamo al terzo giorno dopo il vile attacco alla redazione di Charlie Hebdo e dopo l’esecuzione del poliziotto francese che tutti abbiamo visto “in diretta”. E io non ne posso più.
Non posso più starne fuori perché la tragedia che è costata la vita a molte persone, e che voleva sferrare un duro colpo alla libertà di stampa e d’espressione, si è trasformata in un circo mediatico.
Come sempre accade, abbiamo scoperto di avere sessanta milioni di politologi, di storici, di esperti in terrorismo e relazioni internazionali.
E come sempre, prima ancora che ci fosse il tempo di piangere i morti o di seguire con il fiato sospeso l’assedio alla tipografia e al supermercato seguiti alla strage, la rete si è scatenata.
E non solo, purtroppo, con la solidarietà per le vittime dell’attacco.

martedì 16 settembre 2014

Dimmi cosa linki e ti dirò chi sei

Facebook, si sa, è fatto per restare in contatto, per farsi compagnia, per stringere nuove amicizie, ritrovare quelle vecchie, condividere interessi.
Sostanzialmente, però, è un modo per farsi i fatti altrui.
Credevo quindi che dagli status e dai commenti avrei capito qualcosa di più delle persone che conosco.
Mi sbagliavo: su quello, siamo tutti più o meno coerenti. Più o meno.
Sono i link, la chiave.
Dimmi cosa condividi e ti dirò chi sei.

lunedì 10 marzo 2014

Il rompicoglioni da social network

Ho scritto un libro intitolato "I rompicoglioni non muoiono mai".
Ergo, la parola "rompicoglioni" per quanto mi riguarda è sdoganata.
Chiarito questo punto, intendo approfittarne per riflettere su quelli da social network.
Di rompicoglioni, intendo.
Che sono di due tipi: quelli che hanno da dire, ridire e stradire su tutto e tutti (i famosi Sotuttoio, detentori della Verità Assoluta, che talvolta si affidano anche al Miocugginomihadettoche, ma la sostanza non cambia) e quelli che stracciano i maroni a prescindere con costanti post mistico-poetici sul senso della vita.
Per dire quanto sono profondi.
Sì, come tombini. Ora che lo sappiamo, potete smetterla.
Fatevi un selfie con le dita nel naso e rientrate fra i comuni mortali (prendete esempio da me, guardate come mi sono applicata).

venerdì 17 gennaio 2014

Teoria dell'involuzione: dal Troll alla Testa di Cedro

C'era una volta il Troll. Erano i tempi dei newsgroup, dei forum, delle chat room. 
Lo scopo del Troll era provocare, scatenare litigi, fare innervosire gli utenti. Il Troll si divertiva scrivendo frasi (appunto) provocatorie che nella maggior parte dei casi degeneravano in insulti, e spesso in vere e proprie guerre on line che finivano con il temutissimo ban (voce del verbo bannare, cioè bandire, da una chat o da un forum). All'inizio eravamo tutti abbastanza ingenui da cascarci. Noi utenti "benintenzionati", e non troppo esperti dei pericoli della rete, non concepivamo il divertimento del Troll, quindi faticavamo a riconoscerlo in fretta. 

lunedì 17 settembre 2012

Informazione locale: tanta passione e tanta simpatia

Li ho scoperti per caso cercando notizie riguardo a non so più cosa. Qualcosa che aveva a che fare con il mio paese, naturalmente. E mi imbatto in questo blog: Mozzo News.
C'era la foto di una vecchietta, in grandangolo, e la scritta: "Tua nonna non ha internet? Stampa una copia di Mozzo News per farla leggere anche a lei!".
Sono impazzita.
Io questi li adoro, mi sono detta.

lunedì 12 marzo 2012

Lamentoni? No, grazie!

E' carattere o saggezza maturata dall'esperienza?
Me lo sono sempre chiesta.
E ho sempre sperato, per tutta la vita, che fosse la seconda.
Sfortunatamente, temo non sia così.
Altrimenti non ci sarebbero tutti questi lamentoni in giro.
Se si imparasse ad essere pazienti e ad accettare le cose come stanno,
non saremmo sommersi dai lamentoni.
Si lamentano dal vivo.
Si lamentano per e-mail.
Si lamentano su Facebook e su Twitter, santi numi.

giovedì 3 marzo 2011

Amare, comprendere, diffondere la passione per le serie tv

Non ci farò una grande figura, visto il lavoro che faccio, ma voglio essere sincera.
Ammetto che non leggo granché di serie tv. Anzi: non leggo quasi nulla.
Più che altro, ne scrivo. Limitandomi a studiare i testi (americani, soprattutto) che devo studiare per tenermi aggiornata e a sbirciare sbircio i siti che devo sbirciare per le news... Ma non leggo granché.
Perché quando leggo, in Italia mi capita di imbattermi in cose sul genere "Lost era stato pensato in due stagioni, quindi stanno allungando il brodo per tirarne in lungo sei" (?!) o di sentire (in tv, su Sky Inside) frasi del tipo "Dexter è un patologo che uccide per il gusto di uccidere".
Ho smesso di leggere perché mi arrabbio troppo.
Perché in oltre 10 anni non ho praticamente trovato un articolo su Buffy o Angel senza errori.
Perché ogni volta che leggo le castronerie della stampa italiana, mi sento offesa. Come fan e come professionista. Due cose che - rullo di tamburi - al contrario di ciò che pensano i miei colleghi non sono incompatibili.
E' con grande gioia, quindi, che vi annuncio la nascita di Tv Party - We believe in Tv Series...

venerdì 10 dicembre 2010

100 telefilm da vedere.

Su Facebook in questi giorni gira una nota con una lista di 100 telefilm.
"Il creatore di questa lista crede che la maggior parte delle persone abbia visto meno di 20 dei 100 telefilm presenti". (Il creatore di questa lista non sa con chi ha a che fare. Ho la forma del divano, io. Fissa).
Al quarto tag, ovviamente mi sono cimentata nell'elenco. Risultato: 99 su 100 (vabbè, facile, direte voi: è il mio lavoro; a proposito: nella foto, la Polee mentre lavora).
Vero, certo. Facile. Anche se me ne manca una. Mi manca Settimo cielo: ho visto solo qualche puntata incompleta, e ne vado discretamente fiera. Ci sono limiti umani - tipo 40 minuti di quella roba lì - che sono troppo anche per una che ha visto La Corazzata Potemkin 4 volte senza batter ciglio. Non so se mi spiego. Una volta ho visto una puntata in cui la Biel finiva dal Preside con un compagno di scuola accusato di molestie sessuali per averle tirato la bretella del reggiseno. Ci siamo capiti?
Scorrendo la lista incriminata, ad ogni modo, mi sono imbattuta in grossolani errori (devo essermi persa un uomo per strada. Io ne ho visti due e mezzo, nell'elenco ne indicano tre e mezzo).
E in un'accozzaglia di serie che non ho ben capito da dove sia saltata fuori.
Così ho pensato di buttarla giù io, una lista di 100 serie da vedere...

venerdì 19 novembre 2010

Ricordi d'infanzia: ma siamo sicuri?

Se avete un profilo Facebook, sapete che dal 15 al 20 novembre è stata "istituita" la settimana dell'infanzia, invitando tutti gli iscritti a sostituire la propria foto con quella di un cartone animato che amavano da piccoli.
Per riempire Facebook di ricordi d'infanzia, appunto.
Esperimento riuscito: la stragrande maggioranza dei miei amici ha aderito subito.
E visto che si erano già fregati Lady Oscar, Candy Candy, Creamy, Jeeg Robot e compagnia bella, potevo scegliere fra Scooby-Doo e la Stella della Senna. Ho optato per la seconda (ma non temere, Scooby: tu resti sempre il mio preferito. La paura scatenata dalle tue indagini mi ha portata dritta dritta verso horror, vampiri, zombies e compagnia bella. Facilitandomi il lavoro. Più e più volte).
Effetto collaterale: tutti questi cartoni animati rievocano quei ricordi d'infanzia che ti segnano.
Come quando ti vesti da fatina per Carnevale, in quarta elementare, e siccome indossi una parrucca viola riccia tutti ti chiamano "Satomi".

mercoledì 7 luglio 2010

Il viale dei ricordi

Così imparo a prendere in giro tutti quelli - marito incluso - che organizzano cene di ex compagni di scuola tramite Facebook.
Perché se è vero che uno si registra al grido di "uuuhhh, ritroverò i miei compagni dell'asilo!" è anche vero che in linea di massima, poi, su Facebook si finisce a fare ben altro.
Fatto sta che in quel giro, nel giro degli "uuuuuhhhh ma sei uguale-uguale-uguale a come ti ricordavo", ci sono finita anch'io.
E il risultato è stato un pranzo domenicale a casa mia con le ex compagne delle medie.

venerdì 14 maggio 2010

Aggiungilo agli amici!

Come sapete, se avete letto "Poli, l'entità virtuale" su questo blog, io faccio largo uso di Facebook.
Al di là del divertimento, del fatto di sapere che c'è sempre qualcuno on line (cosa che in certi momenti, strano ma vero, ti fa sentire meno "solo") e del rapido scambio di notizie utili a lavoro e tempo libero, il bello di Facebook è che ti fa risparmiare un sacco di fatica.
Vuoi mettere un bell'aggiornamento dello status per dare una notizia o lanciare un invito, al posto di 200 faticose e-mail o sms? No, dico: io ho letto accuratamente la "Breve, ma utile guida alla pigrizia" di Fantoni! E imparo in fretta, io!
Ad ogni modo, dicevo: largo uso di Facebook. Nonostante ciò non riesco proprio a capire il meccanismo di suggerimento degli amici.
Non ci arrivo.

lunedì 22 febbraio 2010

Poli, l'entità virtuale

Sapete perché dopo dieci anni ed una non invidiabile selezione di casi umani (conduttori inclusi) il Grande Fratello se lo guardano ancora, in Italia (e in buona parte del resto del mondo)?
Perché il GF offre "emozioni forti".
Questi poveracci, altrimenti buoni a nulla, offrono il loro corpo alla scienza (dei poveri): piangono, ridono, si amano, si picchiano e diventano amici con la facilità con cui il mio cane si lecca la punta della coda (e non solo). Seguendo rigorosamente le istruzioni di autori e conduttori, per un semplice motivo: sono RECLUSI.
Non come i carcerati, certo. In un modo diverso.
Non hanno contatti con il mondo esterno ed entrano in quel bizzarro status che ti convince che al mondo non ci sia altro se non ciò che ti circonda nelle immediate vicinanze.
Lo stesso status in cui io vivo da anni.

venerdì 19 febbraio 2010

Tanti auguri a me. Tanti auguri a voi.

Questa volta non parlerò solo di telefilm
...
Ma per piacere. A chi voglio raccontarla?
Certo che parlerò di telefilm: in fondo si tratta del mio lavoro, e anche della mia passione.
La sfortuna di essere costretta a casa per questioni di salute è bilanciata dalla fortuna di poter svolgere un lavoro che piace. Tanto.
E che condiziona gran parte della mia vita. Ad esempio, trascuro vergognosamente il blog perché dal 10 febbraio Lost è in onda su FOX con l'ultima, imprendibile stagione e questo evento mi impegna moltissimo (fra Lost in Progress, Fantalost e il lavoro senza pause di moderazione dei commenti).
Ma bando alle ciance...