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venerdì 9 gennaio 2015

Ipocrisia, portami via

Ho cercato di starne fuori. Davvero. Perché non mi ritenevo all'altezza di scrivere di un argomento così delicato, e doloroso. Ma mi ritengo all'altezza di scrivere sulle sue conseguenze, almeno su che mi coinvolgono direttamente, che sono davanti ai miei occhi.
Siamo al terzo giorno dopo il vile attacco alla redazione di Charlie Hebdo e dopo l’esecuzione del poliziotto francese che tutti abbiamo visto “in diretta”. E io non ne posso più.
Non posso più starne fuori perché la tragedia che è costata la vita a molte persone, e che voleva sferrare un duro colpo alla libertà di stampa e d’espressione, si è trasformata in un circo mediatico.
Come sempre accade, abbiamo scoperto di avere sessanta milioni di politologi, di storici, di esperti in terrorismo e relazioni internazionali.
E come sempre, prima ancora che ci fosse il tempo di piangere i morti o di seguire con il fiato sospeso l’assedio alla tipografia e al supermercato seguiti alla strage, la rete si è scatenata.
E non solo, purtroppo, con la solidarietà per le vittime dell’attacco.