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lunedì 22 febbraio 2016

Legioni d'imbecilli

Legioni d'imbecilli. Chi sono, io, per dar torto a uno come Umberto Eco? Nessuno.
Tant'è che, per la serie il danno e la beffa, la stessa morte di Eco ha dato voce a quelle legioni.
Umberto Eco ci ha lasciati il 19 febbraio 2016.
La notizia della sua morte, com'è giusto che fosse, si è sparsa per il web, subito dopo un altro lutto letterario, quello che aveva appena portato via Harper Lee.
Non scrivo per raccontarvi chi era Umberto Eco, né per dirvi chi era per me.
Si è già scritto di tutto, in questi giorni.
Tranne, forse, quanto avesse ragione.
Perché le legioni d'imbecilli si sono date da fare quando due capostipiti, su siti istituzionali di agenzie stampa e redazioni prestigiose, si sono copiati a vicenda, scrivendo che l'ultimo libro di Eco s'intitolava "Anno zero". Anziché "Numero zero".
Non so chi sia stato il primo, so solo che altri l'hanno ripreso, ritwittato, sparso per il web. Seguiti da legioni d'imbecilli.

martedì 13 ottobre 2015

10 considerazioni random. Come siamo messi, signora mia!

Stamattina su Facebook ho visto diversi link, commenti e video che mi hanno fatta pensare.
1) L'Espresso pubblica un articolo corredato da una foto delle Femen, dal titolo "Il femminismo ha perso?". Sì. Per me la risposta è sì. Il femminismo ha perso, almeno con le Femen, nel momento in cui le "femministe" hanno iniziato ad andare in giro con le tette di fuori nel Nuovo Millennio. Presentandosi anche spesso in incursioni "pilotate" in Paesi stranieri che le hanno rese molto poco credibili. Un conto è bruciare i reggiseni, un altro mostrare che non li si indossa (battuta, dai, apprezzate). Se nel 2015, per farsi ascoltare e attirare l'attenzione su tematiche importanti, le donne hanno ancora bisogno di spogliarsi (nel nostro Paese, almeno) siamo messi male. Molto male.
2) Miss Italia si "vendica" dei suoi detrattori con Le Iene.

lunedì 13 aprile 2015

Con la salute non si scherza!

“Allarmismo” non era sufficiente. “Terrorismo” rende molto meglio l’idea: si diffonde il terrore. Immotivato, perlopiù, cosa ancora più grave.
Sappiamo tutti (o forse no, a quanto pare…) che non bisogna mai usare internet per farsi autodiagnosi mediche. Il web trasforma chiunque in un potenziale ipocondriaco d.o.c.
Cercare i sintomi di un malessere può essere pericolosissimo, e può innescare un meccanismo a catena dal quale è poi difficile uscire.
Lo dimostra uno dei molti articoli salutar-terroristici che ho trovato in rete l’altro giorno, linkato su Facebook da qualche incosciente, con i “sintomi che potrebbero rivelare un tumore”.

giovedì 22 maggio 2014

L'età della ragione

Riflettevo.
Inchiodata alle stampelle, dolorante, non posso fare molto altro.
Così leggo. E rifletto.
Ho visto, negli anni, tutti i servizi delle Iene con i nostri parlamentari che mostrano di non conoscere nemmeno i primi 3 articoli della costituzione.
Ho visto i provini del Grande Fratello commentati dalla Gialappa's.
Ho guardato la tv: talk show, intrattenimento, varietà (quel che ne resta).
E alla fine mi sono chiesta: ma non dovremmo essere nell'era della circolazione della cultura?
Non dovremmo essere nell'età della ragione?

venerdì 17 gennaio 2014

Teoria dell'involuzione: dal Troll alla Testa di Cedro

C'era una volta il Troll. Erano i tempi dei newsgroup, dei forum, delle chat room. 
Lo scopo del Troll era provocare, scatenare litigi, fare innervosire gli utenti. Il Troll si divertiva scrivendo frasi (appunto) provocatorie che nella maggior parte dei casi degeneravano in insulti, e spesso in vere e proprie guerre on line che finivano con il temutissimo ban (voce del verbo bannare, cioè bandire, da una chat o da un forum). All'inizio eravamo tutti abbastanza ingenui da cascarci. Noi utenti "benintenzionati", e non troppo esperti dei pericoli della rete, non concepivamo il divertimento del Troll, quindi faticavamo a riconoscerlo in fretta. 

mercoledì 2 marzo 2011

WikiCHI?

Scrivo nella speranza che qualcuno mi spieghi perché sembro essere l'unica persona al mondo a considerare Wikipedia utile quanto il sito delle previsioni del tempo per la città di Fairbanks, Alaska.
Cioè: vi rendete conto che Wikipedia è "l'enciclopedia di tutti" sulla quale tutti scrivono un mare di stupidaggini?
Vi rendete conto - io non lo sapevo, l'ho scoperto due giorni fa - che questi benamati tutti sprecano fiumi di parole per discutere dell'opportunità di inserire o meno un argomento su Wikipedia, lanciandosi in bizzarre ed incomprensibili discussioni sul tema "enciclopedico-contro-non-enciclopedico?"

martedì 25 gennaio 2011

Sì, dai, censuriamo il web!

Non sia mai che qualche infante innocente si aggiri indifeso per il web, luogo pieno di pericoli!
Pensate che i pericoli del web per i più piccoli siano gli adescatori, ricredetevi!
C'è l'horror, santi numi!
Migliaia, ma che dico, milioni di giovani traumatizzati!
Al rogo l'horror!
Okay, okay. La pianto.
Vi spiego cos'è successo.

venerdì 14 maggio 2010

Aggiungilo agli amici!

Come sapete, se avete letto "Poli, l'entità virtuale" su questo blog, io faccio largo uso di Facebook.
Al di là del divertimento, del fatto di sapere che c'è sempre qualcuno on line (cosa che in certi momenti, strano ma vero, ti fa sentire meno "solo") e del rapido scambio di notizie utili a lavoro e tempo libero, il bello di Facebook è che ti fa risparmiare un sacco di fatica.
Vuoi mettere un bell'aggiornamento dello status per dare una notizia o lanciare un invito, al posto di 200 faticose e-mail o sms? No, dico: io ho letto accuratamente la "Breve, ma utile guida alla pigrizia" di Fantoni! E imparo in fretta, io!
Ad ogni modo, dicevo: largo uso di Facebook. Nonostante ciò non riesco proprio a capire il meccanismo di suggerimento degli amici.
Non ci arrivo.

lunedì 22 febbraio 2010

Poli, l'entità virtuale

Sapete perché dopo dieci anni ed una non invidiabile selezione di casi umani (conduttori inclusi) il Grande Fratello se lo guardano ancora, in Italia (e in buona parte del resto del mondo)?
Perché il GF offre "emozioni forti".
Questi poveracci, altrimenti buoni a nulla, offrono il loro corpo alla scienza (dei poveri): piangono, ridono, si amano, si picchiano e diventano amici con la facilità con cui il mio cane si lecca la punta della coda (e non solo). Seguendo rigorosamente le istruzioni di autori e conduttori, per un semplice motivo: sono RECLUSI.
Non come i carcerati, certo. In un modo diverso.
Non hanno contatti con il mondo esterno ed entrano in quel bizzarro status che ti convince che al mondo non ci sia altro se non ciò che ti circonda nelle immediate vicinanze.
Lo stesso status in cui io vivo da anni.