Oggi, nel 23° anniversario della strage di Capaci, nella giornata per ricordare i martiri che non si sono fermati di fronte alle minacce, in difesa della legalità, in Italia succede anche qualcos'altro.
Circa quarantamila persone (!) aderiscono all'evento "Bloccare la pagina Facebook di Matteo Salvini", previsto per le 15.00 odierne.
Apprendo dell'evento, leggo la descrizione (un po' sgrammaticata, non mi è chiarissimo lo scopo) e mi stranisco: ma come? Siamo arrivati al punto che chiediamo di chiudere le pagine, di fatto censurandole, di chi scrive cose che non ci piacciono?
Ma la libertà d'espressione, quella del "Je suis Charlie", che fine ha fatto?
Premesso che di Salvini m'importa più o meno quanto della vita sessuale dell'ornitorinco, m'interesso alla vicenda. Perché mi sembra molto poco democratica, come iniziativa. Allora lo scrivo su Facebook.
Mi rispondono che Salvini commette reati disgustosi, che parla di camere a gas e forni crematori, di deportazione... Santissimi numi! Sono una giornalista e non mi sono accorta (insieme a tutti gli altri miei colleghi) che si commettono tali, orrendi reati su Facebook? E perché, santo iddio, Salvini non è in prigione, dove dovrebbe stare?
Non capisco. Non seguo la sua pagina Facebook, quella che si vuol chiudere, perciò chiedo lumi a chi mi dice "Se la seguissi capiresti".
E invece dei lumi, m'arriva la sorpresa: l'interlocutore mi ha tolto l'amicizia.
