La vita, si sa, è tutta questione di culo.
Un po' in ogni campo, non fingiamo di non saperlo, ma in particolare se sei donna e vai in bici.
Più in particolare, se sei donna, sei supersupercicciona e dopo 30 anni ti capita di rimettere le chiappe sulla sella di una bicicletta: tempo 6 chilometri, coi tuoi bravi pantaloni della tuta alla zuava, e per i successivi 3 giorni non riuscirai più a sederti. Finendo per essere costretta a inventarti assurde e complicatissime posizioni per guardare la TV mentre prendi appunti sul computer. Ma questa è un'altra storia.
Restiamo alla questione di culo, che come dicevamo è fondamentale.
Da quel giorno e da quei 6 chilometri sono passati 13 mesi e 30 chili (oltre al radicale cambiamento di terapia farmacologica per le mie affezionatissime malattie croniche, che ha portato appunto alla massiccia variazione di peso).
Giornalista specializzata in serie tv, maniaca seriale, scrittrice, appassionata di cucina, bipede di riferimento di tre cagnolone bionde. Sì, certo: mi pagano per guardare la TV. E' un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo!
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lunedì 5 giugno 2017
lunedì 23 gennaio 2017
Inno alla gioia (La felicità è una piccola cosa)
C'è un'ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va.
Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.
(Trilussa).
Da quando ne ho memoria, un quadretto con questa poesia è sempre stato appeso in casa mia.
L'ho visto per decenni, imparato a memoria, letto a ripetizione. Senza mai capirlo davvero.
Poi, vent'anni fa, mi sono ammalata.
E allora la musica è cambiata.
(rima)
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va.
Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.
(Trilussa).
Da quando ne ho memoria, un quadretto con questa poesia è sempre stato appeso in casa mia.
L'ho visto per decenni, imparato a memoria, letto a ripetizione. Senza mai capirlo davvero.
Poi, vent'anni fa, mi sono ammalata.
E allora la musica è cambiata.
(rima)
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domenica 13 novembre 2016
A scuola di MTB col Maestro Miyagi
È ufficiale: dopo le Magnifiche Sette, mi è venuta un'altra malattia. Cronica. Degenerativa.
Ma non autoimmune, stavolta.
Ho la malattia della bici.
Più o meno sei mesi fa, come un fulmine a ciel sereno, ho rimesso il culone su una sella dopo quasi trent'anni.
Dopo anni di ricoveri in ospedale e di giornate a letto, passate a guardare il mondo attraverso la finestra, grazie a un insieme di molti fattori (radicale cambio di alimentazione, di medico, di terapie, di stile di vita) e agli anni che ci sono voluti perché divenissero efficaci, oggi sono più i giorni all'aperto di quelli a
letto.
La bici mi ha resa di nuovo libera, mi ha rimesso in contatto con la natura, mi ha restituito quella felicità semplice e immediata che mi mancava da tempo.
sabato 1 ottobre 2016
Il Barcicletta e la passione per le due ruote
Non è un mistero: io e il coniuge + tempo libero a casa = Bike Channel.
L'equazione è semplice.
Da qualche mese Paolo Savoldelli pubblicizza proprio su Bike Channel l'ormai famoso casco MFI con luci, walkie talkie incorporato, altoparlante per telefono e musica.
E da qualche mese, visto che è facile comprarlo online ma praticamente impossibile vederlo e provarlo dal vivo, io e il coniuge ci arrovelliamo.
L'abbiamo fatto anche oggi, in auto, diretti verso Alzano Lombardo e il nuovissimo Barcicletta.
mercoledì 6 luglio 2016
Abbigliamento sportivo per ciccioni: update teutonico.
Ciccioni sportivi di tutto il mondo, uniamoci!
Ringraziamo in coro la teutonica ciccioneria, che ci ha regalato le maglie XXXXXXXXXXXXXL.
Perché ho scoperto che le marche di abbigliamento sportivo (in particolare quelle dedicate al ciclismo) che hanno le taglie abbondanti o sono tedesche, oppure sono ivolte anche (o soprattutto) a un mercato tedesco piuttosto vasto.
Insomma: i tedeschi calzano di più.
E in tempi di Brexit, di rigori sbagliati e di calciatori germanici che rompono, ahinoi, una lunga tradizione che li vedeva perdenti con l'italica squadra di calcio, riderci un po' su non fa certo male.
Ringraziamo in coro la teutonica ciccioneria, che ci ha regalato le maglie XXXXXXXXXXXXXL.
Perché ho scoperto che le marche di abbigliamento sportivo (in particolare quelle dedicate al ciclismo) che hanno le taglie abbondanti o sono tedesche, oppure sono ivolte anche (o soprattutto) a un mercato tedesco piuttosto vasto.
Insomma: i tedeschi calzano di più.
E in tempi di Brexit, di rigori sbagliati e di calciatori germanici che rompono, ahinoi, una lunga tradizione che li vedeva perdenti con l'italica squadra di calcio, riderci un po' su non fa certo male.
lunedì 13 giugno 2016
Tre tipi di persone e il sogno di un mondo migliore
Ci penso da un paio d'ore, quando in bici - a metà di una salita ripidissima, tutta rossa in volto ma determinata a non mollare - sono stata derisa da un motociclista anzianotto che veniva in senso contrario.
Sì, caro. Hai ragione. Ero paonazza.
Sì, caro, certo. Sono cicciona (e sfoggio, fregandomene altamente, un abbigliamento tecnico per ciccioni).
Sì, caro, resto cicciona (non che i miei problemi di tiroide e di cortisone ti riguardino, eh).
E sì, caro, sei un acuto osservatore: vado in bici.
Talvolta provo anche percorsi parecchio impegnativi.
Sai cosa faccio, quando sono troppo impegnativi per le mie possibilità?
Giro la bici e mi godo la discesa.
Facendo mentalmente il tifo per quelli che incontro in salita, rivolgendo loro un sorriso.
Perché ci sono tre tipi di persone. E, poco ma sicuro, io e te apparteniamo a categorie diverse.
Sì, caro. Hai ragione. Ero paonazza.
Sì, caro, certo. Sono cicciona (e sfoggio, fregandomene altamente, un abbigliamento tecnico per ciccioni).
Sì, caro, resto cicciona (non che i miei problemi di tiroide e di cortisone ti riguardino, eh).
E sì, caro, sei un acuto osservatore: vado in bici.
Talvolta provo anche percorsi parecchio impegnativi.
Sai cosa faccio, quando sono troppo impegnativi per le mie possibilità?
Giro la bici e mi godo la discesa.
Facendo mentalmente il tifo per quelli che incontro in salita, rivolgendo loro un sorriso.
Perché ci sono tre tipi di persone. E, poco ma sicuro, io e te apparteniamo a categorie diverse.
martedì 17 maggio 2016
Della bici e del codice stradale: catene, libertà e regole da rispettare
Non ricordo dove l'ho letta. Forse l'aveva condivisa l'impareggiabile presidentessa di A.ri.bi Bergamo, Claudia Ratti. Una persona la cui passione per le due ruote è coinvolgente, e la cui cultura nell'ambito è smisurata. Senza contare il fatto che è anche una donna adorabile.
Fatto sta che, sebbene non ricordi la fonte, la frase mi è rimasta impressa:
"L'unica catena che ti rende libero è quella della bici".
Ed è vero. Proprio vero... Anche se qui in Italia la "libertà" per i ciclisti è molto limitata.
Fatto sta che, sebbene non ricordi la fonte, la frase mi è rimasta impressa:
"L'unica catena che ti rende libero è quella della bici".
Ed è vero. Proprio vero... Anche se qui in Italia la "libertà" per i ciclisti è molto limitata.
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