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lunedì 21 settembre 2015

-4! Leader is coming!

Venerdì sarà disponibile "C'è un solo leader", il mio libro dedicato a The Walking Dead. Ecco il comunicato stampa di saldaPress con tutte le informazioni :-)

The Walking Dead: anatomia di una serie tv
Venerdì 25 settembre esce C’è un solo leader, il nuovo saggio di Chiara Poli dedicato alla serie tv più popolare dell’ultimo decennio

Nel 2003 esce negli USA il primo numero di The Walking Dead. Nel 2010, dopo sette anni e un successo crescente che non risparmia nessuna forma narrativa, il fumetto di Robert Kirkman e Charlie Adlard diventa una serie tv, infrangendo, da subito, diversi record d’ascolto. 
Da quel momento il contagio zombie non ha più conosciuto soste e The Walking Dead è diventato uno dei marchi e dei fenomeni cross-mediali più importanti degli ultimi decenni, continuando a stabilire record di vendite e di ascolti, sia con il fumetto che con la serie tv. 
È dunque venuto il momento di analizzare seriamente il fenomeno e un primo, fondamentale tassello è rappresentato dal nuovo saggio di Chiara Poli, in uscita per saldaPress venerdì 25 settembre.

martedì 12 novembre 2013

The Walking Dead - Episodio 4.5: L'inferno

Questa volta cominciamo dalla fine, perché quando pensi di poter tirare il fiato, zac! I subdoli sceneggiatori infilano un colpo di scena mozzafiato come mostrarci il Governatore che guarda la prigione. Tanto per non farci stare tranquilli fino alla settimana prossima. Tanto per farci capire che no: il peggio non è passato.
Ce lo ha confermato la puntata di ieri sera, incentrato sulla contrapposizione di due mondi che poi si fondono in un unico... Inferno.
Due mondo, anzi due inferni: quello fuori dalla prigione, dal “rifugio”, da “casa”, tormentato dai sensi di colpa, e quello dentro, in cui si lotta per la vita fra le mura in qualche modo domestiche di una prigione che tiene fuori gli zombie ma tiene prigionieri i malati.

Hershel è la guida di questo mondo: saggio, comprensivo, altruista, è entrato nella zona di quarantena rischiando la vita e si prende cura non solo dei suoi pazienti come meglio può, ma anche del morale degli altri (la battuta sugli spaghetti è forse la prima che gli sentiamo fare in tutta la seria) e delle apparenze: non vuole che i defunti vengano “trattati” dove ci sono gli altri pazienti. Non vuole che la gente veda in faccia la morte, tantomeno quella che si risveglia. È paterno - il suo breve dialogo con Lizzie ci ricoda che è prima di tutto un padre - e ha scelto di tenere vicino Glenn, figlio putativo, per salvaguardarlo e tenerlo d’occhio costantemente, per distrarlo e dargli dei motivi per tenere duro. 

E per proteggere Maggie, che da lui ha sicuramente imparato ciò che conta: resistere. Resistere finché è necessario.  Così, ecco Maggie che da sola cerca di diminuire la pressione degli zombie sulla recinzione, per salvaguardarla e salvaguardare quello che resta del mondo degli uomini... O dell’inferno che è diventato. L’inferno di paura e sensi di colpa, che spinge Rick a dire la verità su Carol a Maggie ma anche a chiederle un parere: avrebbe fatto la stessa cosa? È evidente come Rick abbia bisogno di conferme. Dice a Maggie di non dubitare di se stessa, ma è di sé che ha dubitato, mentre guidava verso casa. E sono i suoi, i figli che cerca di tenere lontano da quello che succede all’inferno. O almeno ci prova.

Proprio come Hershel prova a salvare tutti gli infetti, anche se sa che non può farlo. Deve arrendersi all’evidenza quando uno dei suoi pazienti muore davanti agli altri e Sasha lo aiuta a metterlo sulla barella in modo che se ne possa occupare lontando dallo sguardo degli altri malati. E quando lo vediamo occuparsene, capiamo perché tiene tanto a tenere segreto quel momento: sarebbe come ammettere quello che succede là fuori. Ammettere che la morte torna in vita, ammettere che “un’anima triste può ucciderti più in fretta di un germe”. Hershel cerca solo di tenere l’orrore lontano dagli altri: pensa ancora che ci sia un motivo. Ha ancora fede. Quella che manca a Rick. 

Quella che finisce per far abbassare la guardia a Hershel, permettendo agli zombie di proliferare nella zona di quarantena. Il dottore lo aveva avvertito, prima di morire. Ma Hershel ha dovuto passarci, per capire davvero. Il caos regna sovrano, sempre e comunque, anche quando uno meno se lo aspetta. Magari servirà a far capire a Lizzie che gli zombie non sono più esseri umani. O magari servirà solo a scatenare il panico. Quando gli zombie sfondano la recinzione, ne abbiamo la conferma: la prigione non è più un posto sicuro, ma allo stesso è l’unica casa che ci sia. Anche se gli zombie, là fuori, sono troppi. 


Parafrasando Romero: “Quando non ci sarà più posto all’inferno, i morti cammineranno sulla Terra”... o la Terra si trasformerà nell’inferno. È il momento di smettere di cercare la tanto agognata normalità. È il momento di guardare tuo figlio in prima linea contro gli zombie. È il momento di rompere le barriere, di accettare che l’orrore è più forte della fede. È il momento di scegliere, di riprendere il controllo, di ricominciare a sperare, di appoggiarsi gli uni agli altri. È il momento di smettere di pensare al mondo di prima... Ma di continuare ad essere umani. 

martedì 10 settembre 2013

The Walking Dead 4: il poster e la valenza del personaggio di Rick

Cari,
rieccomi! E' stata una lunga estate, ma finalmente sono tornata.
E per "riaprire" il blog voglio parlarvi del poster della stagione 4 di The Walking Dead.
Manca poco più di un mese al debutto dei nuovi episodi (il 13 ottobre su AMC)
e come da tradizione, dopo aver analizzato i poster della prima, della seconda e della terza (qui: l'unico link sopravvissuto) stagione, diamo un occhio agli indizi disseminati nella nuova immagine scelta per il quarto ciclo.



Se nella prima stagione l'autostrada-cimitero portava Rick verso una minacciosa e insidiosissima Atlanta, se nella seconda lo vedevamo correre armato in mezzo alla campagna, con la fattoria che avrebbe fatto da ambientazione principale sullo sfondo, la terza non solo lo vedeva ai cancelli della prigione. Lo "elevava" sul piedistallo (il significativo carrarmato rovesciato, a simboleggiare la totale inesistenza di un'autorità come quella conosciuta prima dell'apocalisse), tanto per ribadire il concetto (da me molto amato, lo so: mi ripeto) che "C'è un solo leader").
Ebbene, la quarta stagione lo vede ancora, come sempre, protagonista. La scelta di rappresentare una serie corale come The Walking Dead sempre e solo con il personaggio di Rick ha una duplice motivazione: ribadire il senso di solitudine, isolamento e paura (l'uomo è rimasto in minoranza, in un mondo dominato dagli zombie) e rafforzare il nostro legame con il personaggio che ci guida alla scoperta dell'orrore. Ovvero: il ribaltamento dell'ordine naturale vita-morte.
E' insieme a Rick, infatti, che "ci svegliamo" in ospedale e iniziamo a esplorare il nuovo mondo. E' con lui che soffriamo e viaggiamo fino al ricongiungimento con la famiglia. E' per lui che facciamo il tifo contro il rivale Shane. E' a lui che guardiamo, quando è il momento di prendere decisioni importanti. Perché? Semplice perché lui è uno sceriffo, un rappresentante di quell'autorità e di quella sicurezza che non ci sono più ma che tutti - noi telespettatori come i personaggi della serie - ricordano con nostalgia (perfino che la combatteva, quell'autorità) e alle quali tutti guardano con desiderio.
Con il desiderio di una normalità che si tenta di ricostruire, ma che come abbiamo visto soprattutto nella terza stagione non può esistere. Perché ci sono solo personalità forti e personalità deboli.
Vincitori e vinti.
Sopravvissuti e zombie.
Il poster della stagione 4 mette ancora una volta Rick al centro, coinvolgendoci nell'insicurezza che lo circonda: le recinzioni della prigione, il rifugio sicuro (ma non troppo) della stagione precedente, sono ormai inutili. Nuove sfide e nuovi pericoli attendono il nostro leader, ancora una volta pronto (armato) a fare del suo meglio per tenere al sicuro sé stesso e la propria famiglia. Intesa come gruppo di sopravvissuti che cercano di dare una parvenza di legame famigliare a quella che, di fatto, non è altro che una continua lotta per la sopravvivenza.
Cosa si nasconde dietro quella recinzione sfondata? Zombie? Il Governatore? Nuovi, terrificanti nemici e pericoli?
Lo scopriremo presto. Con la certezza che ci aspetta un'altra, grande stagione.

lunedì 24 giugno 2013

The Walking Dead - C'è UN SOLO leader!

Quando si parla di The Walking Dead è un po' misto fra il mio tormentone e il mio marchio di fabbrica. Nasce da qui, dalla puntata numero 7 della stagione 2 ("Muore la speranza": sì, quella del fienile).
Quella puntata che ha sorpreso tutto, personaggi e telespettatori.
Quella puntata in cui solo Rick Grimes ha saputo fare ciò che andava fatto.
Perché c'è un solo leader...

(occhio SPOILER sulle stagioni 2 e 3 di The Walking Dead, se non le avete viste non proseguite!)

Nella seconda stagione la leadership di Rick era stata messa fortemente in discussione.
Con quel colpo di pistola alla testa di Sophia, che esce a sorpresa dal fienile a chiudere un momento già altamente drammatico (il massacro di tutti gli zombie), Rick Grimes conferma il suo essere unica e sola guida dei sopravvissuti fra i morti viventi.
Lo shock della scoperta e le domande (Hershel sapeva? Da quanto era lì? Come ci era finita? Dove l'avevano trovata?) lasciano paralizzati tutti coloro che assistono alla scena.
Tutti tranne Carol, che comprensibilmente corre verso Sophia, Daryl - che interviene per fermarla - e appunto Rick, che mentre tutti rimangono a fissare la ragazzina come istupiditi, avanza e le spara in testa.
L'affermazione che chiude la seconda stagione "This isn't a democracy anymore" è la naturale conseguenza di quel momento.
A Rick Grimes, in quanto unico e solo leader, è concesso tutto.
Uccidere Shane (su indicazione della moglie traditrice, che gli dice di ucciderlo ma poi si arrabbia quando lo fa davvero. Ah, le donne!). Scegliere la nuova destinazione. Assegnare i compiti.
Provvedere alla sicurezza e alla sopravvivenza.
Tutto dipende da lui, l'ex sceriffo irreprensibile che stagione dopo stagione si trasforma da "bravo ragazzo d.o.c.", ligio alle regole, a uomo pronto a tutto pur di proteggere la sua famiglia.
Quella famiglia allargata costituita da tutti i sopravvissuti, che finiscono per accettare ogni sua decisione anche quando la contestano.
Quella famiglia allargata che spinge lo stesso Rick a fare un passo indietro nella stagione 3.
Ne ha passate troppe. La morte di Lori (evento per il quale, personalmente, sono saltata in piedi sul divano, esultante), l'arrivo della Piccola Spaccaculi, il cambiamento di Carl (sicuramente uno dei personaggi su cui puntare per la stagione 4), l'incontro con Morgan e tutto il resto l'hanno messo a dura prova.
Ma non importa: anche se pensa che fare un passo indietro sia la cosa giusta, il nodo della questione è sempre lo stesso. Serve un leader. Uno che prenda le decisioni che vanno prese e si assuma responsabilità che nessuno vuole assumersi.
E quel leader è uno solo: Rick Grimes...