venerdì 16 marzo 2018

La Polee Bookaholic: i primi libri del 2018

Ho saltato qualche appuntamento con il mio amatissimo Bookaholic, e non era mai capitato da quando ho iniziato a tenerlo.
La buona notizia è che ora si recupera.
Complice la seconda recidiva in 12 mesi, che mi ha costretta a letto per metà dell'anno - un giorno su due, in pratica - ho avuto modo di leggere parecchio.
Anzi: la lettura mi ha salvata in più di un'occasione. Permettendomi di evadere, almeno con la mente, dopo settimane chiusa in casa. Aiutandomi a far trascorrere le interminabili ore notturne in cui stai troppo male per dormire e solo una cosa funziona come passatempo: un libro.
Ecco qui, quindi, i miei consigli sui libri da recuperare. Nella speranza, come sempre, di offrire qualche spunto ad altri maniaci della lettura.


Drive-in: la trilogia di Joe R. Lansdale
1. La notte del Drive-in
Il Re del Popcorn: un personaggio che non riuscirete mai più a dimenticare. per via della sua originalità, per via del modo in cui viene creato, per via della storia di cui fa parte.
Il primo volume di questa trilogia, La notte al Drive-in, colpisce dritto in faccia. Come se Chuck Palahniuk si fosse messo a scrivere di horror soprannaturale. Un’ambientazione efficace, perfetta. Un evento le cui origini, come nella migliore delle tradizioni di genere, non viene spiegato. E poi il vero punto di forza: le persone comuni in un contesto completamente fuori dal comune. Il contesto in cui uomini e donne, da sempre, danno il loro meglio.
Fra fanatici religiosi, teppisti qualunque e criminali organizzati, … 

2. Il giorno dei dinosauri di Joe R. Lansdale
Jack, Bob e Banditore all’avventura. In un mondo completamente nuovo, dopo la terribile notte al drive-in. La trilogia di Lansdale prosegue con un drastico cambiamento di rotta, presentandoci nuovi personaggi e soprattutto un nuovo, strabiliante cattivo: Popalong Cassidy. Degno sostituto del Re del Popcorn e geniale sunto di tutti i mali del nostro tempo.
Ben scritto, piuttosto avvincente e come il precedente capitolo della saga, ricchissimo di citazioni e riferimenti alla cultura pop. Un viaggio attraverso una terra sconosciuta, costellato d’incontri bizzarri e diretto verso l’unica meta possibile: l’Orbit, ovvero il luogo in cui tutto era cominciato.

3. La notte del drive-in 3. La gita per turisti di Joe R. Lansdale
Capitolo conclusivo della trilogia del Drive-in, vede un ritorno alle origini: l’ambientazione è nuovamente quella dell’Orbit, punto di partenza della narrazione, ma le cose sono molto diverse. I protagonisti - quelli sopravvissuti, almeno - insieme ai nuovi personaggi incontrati sul posto, sanno che il mondo non è più quello di prima.
Intuiscono, grazie alle avventure vissute fino a quel momento, la vera natura del personaggio che si presenta come Little Billy, e sanno bene cosa li attende. 
Lansdale chiude magistralmente la sua saga horror ricchissima di citazioni cinematografiche, letterarie e televisive, lasciandoci con l’unico finale che noi lettori potevamo aspettarci.

Un oscuro scrutare di Philip K. Dick
Ci sono sempre due cose che mi colpiscono molto, nei romanzi di Dick: la sua straordinaria capacità di creare futuri distopici impossibili da dimenticare, anche decenni dopo la lettura, e la modernità del suo pensiero e della sua immaginazione.
Leggendo Un oscuro scrutare, però, ho anche pensato ad altro: a come, per descrivere così finemente i pensieri del protagonista, anche l’autore avrebbe dovuto sperimentare le sue stesse sensazioni. E infatti, la tossicodipendenza di Dick è stata probabilmente l’elemento a fare la differenza in questo romanzo. la perdita dell’individualità, la massificazione, il sacrificio anonimo di tutti quegli uomini e quelle donne che lavorano sotto copertura, che si sporcano le mani e finiscono dimenticati mentre ai piani alti fanno carriera grazie ai loro sacrifici. 


Era una famiglia tranquilla di Jenny Blackhurst
Il problema è quasi sempre lo stesso, nei gialli moderni: un’ottima partenza, un discreto proseguimento e uno scivolone sul finale. La storia di Susan Webster sarebbe stata molto più efficace se l’autore non ci avete voluto infilare a forza elementi che con quel contesto stonavano, e se questi stessi elementi non fossero stati incoerenti con la psicologia dei personaggi precedentemente costruita.
Sarebbe bastato correggere il tiro per ottenere un risultato di alto livello, perché Era una famiglia tranquilla è decisamente ben scritto.
C’è perfino qualche colpo di scena ben cogegnato, che risulta efficace nello spingere la narrazione verso una nuova direzione.
Tornando indietro nel tempo, all’epoca del college, i protagonisti rivivono i momenti che avrebbero determinato il corso delle loro vite. Irrimediabilmente. Se solo il cattivo di turno, il bullo con tendenze fin troppo violente che incarna il male, non fosse risultato un personaggio incoerente, tutto sarebbe filato liscio.
Peccato davvero, perché il romanzo finisce per crollare sotto il peso di una scelta completamente sbagliata, che non voglio ovviamente segnalare più esplicitamente in caso voleste leggerlo.

The Giver di Lois Lowry
Terrificante. Il mondo di Jonas è davvero terrificante. Il fatto che venga descritto sempre con calma, che non preveda eccessi di alcun genere e che tutto sia programmato fin nel dettaglio lo rende ancora più spaventoso. 
Un mondo incolore, piatto, in cui tutto - dal clima alla natalità - è controllato. Un mondo che nasconde ai propri abitanti la sua vera natura. Lois Lowry, in questo primo di quattro capitoli della sua saga, ci immerge alla perfezione nell’atmosfera di una comunità che, nel tentativo di semplificare al massimo la vita, l’ha resa intollerabile. Il fatto che ad accorgersene sia solo un ragazzino di dodici anni, un ragazzino molto speciale, non fa che aumentare il nostro senso di frustrazione nei confronti di una società che ha scelto di sopravvivere eliminando ogni complicazione derivante dai sentimenti.
In un futuro che ricorda quello paventato da tanti romanzi di fantascienza, Jonas è la nostra unica speranza. L’unica speranza per comprendere che i compromessi, se si tratta di privarsi della propria umanità, non sono accettabili. Per nessuna ragione al mondo.

La rivincita - Gathering Blue di Lois Lowry
Secondo capitolo della quadrilogia iniziata dalla Lowry con The Giver, questo romanzo rompe la continuità con la storia di Jonas raccontandoci quella di un’altra comunità. Una comunità in cui, non a caso, i colori rappresentano un elemento fondamentale. Proprio all'opposto di quanto accadeva nel mondo di Jonas.
La comunità è quella in cui vive Kira, una ragazza rimasta orfana e presa di mira dalle altre donne del villaggio per via della deformità a una gamba che la rende zoppa e le ha sempre creato problemi nelle relazioni sociali.
Il destino di Kira, rimasta sola e privata della propria casa, prende una piega inaspettata quando il Consiglio - dopo averla messa sotto processo - le offre una nuova casa e il prestigioso compito di riparare la tunica del Cantore, che una volta l’anno racconta all’intera comunità la storia della razza umana.
Insieme ad altri personaggi - fra i quali spicca un irresistibile ragazzino di nome Matt - Kira ci svela un altro aspetto del mondo terrificante concepito dalla Lowry, in cui le diverse declinazioni degli errori che gli uomini possono commettere vanno ad alimentare un nuovo - si fa per dire - tipo di società, con tutti i suoi difetti e soprattutto le sue ingiustizie.
Ben scritto, appassionante, meno intrigante sicuramente del primo capitolo ma comunque degno di nota.

Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà di Luis Sepùlveda
Semplice, diretto e poetico. Il mix che identifica tutti i lavori di Sepùlveda è protagonista anche di questa splendida e commovente storia, raccontata da un cane che vede il nostro mondo con i suoi occhi puri.
Immergendoci nella storia di un popolo e di un luogo, l’autore ci conquista con avventura, amore e dedizione. La crudeltà dell’uomo, il predatore più feroce mai esistito, è ancora più spaventosa attraverso lo sguardo di una creatura che non sa cosa siano l’invidia, il rancore, l’ambizione e l0ingiustizia. Un cane e un bambino cresciuti insieme, separati a forza, sono due facce della stessa medaglia. Chi sa amare e insegna cosa siano fedeltà e rispetto reciproco ci illumina con il suo esempio. Allo stesso modo, chi odia e distrugge ci mostra ciò che non dovremmo mai diventare.
In un racconto da leggere e rileggere.

La lunga marcia di Richard Bachman (Stephen King)
Non ho idea di come sia successo, ma mi era scappato. Pur avendo letto tutti i libri di Richard Bachman, ancora prima che si sapesse che si trattava dello pseudonimo di Stephen King, La lunga marcia mi mancava. L’ho voluto recuperare quando, dopo aver stilato per lavoro una classifica delle opere migliori del Re avendole lette quasi tutte, mi sono accorta di questa lacuna. Con un titolo che molti indicavano come immancabile nella top ten dei romanzi di King. Ora che l’ho divorato in due giorni, capisco perché.
Inizialmente la curiosità per le modalità di svolgimento della marcia - s’intuisce immediatamente cosa sia il “congedo”, ma ci vuole un po’ per metabolizzarlo - e per la selezione dei partecipanti è l’interesse principale. Ma bastano poche pagine perché il vero cuore di questo romanzo emerga prepotentemente, in barba a ogni curiosità residua. Non c’importa più di sapere chi, come e perché abbia ideato la Marcia. Non siamo poi troppo interessati alle modalità di selezione. L’unica cosa che conta è l’immaginazione. La capacità d’immedesimarci nel concetto di fatica - chi non ha vissuto un’esperienza sportiva in cui pensava di non farcela più, continuando a tenere duro? - ci spinge a lasciarci coinvolgere in maniera sempre crescente dal dolore, dalla spossatezza, dalla stanchezza. Ma soprattutto dalla paura. I ragazzi che sopravvivono, chilometro dopo chilometro, senza abbigliamento tecnico o attrezzature di qualità, non marciano più con il corpo. Marciano con la sola forza di volontà. La mente comanda il corpo, sopporta il dolore, ordina ai piedi doloranti di continuare a camminare. Ci perdiamo nei legami d’amicizia che si creano, inevitabilmente perché a marciare verso la morte sono dei ragazzi. Ragazzi che cercano la sfida estrema, rendendosi conto troppo tardi di aver buttato via la propria vita. Capendo solo in punto di morte che l’unica, vera ragione che li aveva spinti a partecipare era il desiderio di morte per la mancanza di prospettive. 
Il modo dispotico e distopico che avvolge i concorrenti è spietato, violento, assetato di sangue. è un modo completamente pazzo. Come i concorrenti. Come il protagonista. Come noi mentre leggiamo, inorridendo, diretti verso l’unico finale possibile.

L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson
Un grande classico della letteratura per ragazzi che finora non avevo mai avuto occasione di leggere e che, nonostante l’età adulta, non è per niente noioso o “fuori tempo”.
Un’appassionante caccia al tesoro, basata sul ritrovamento di un’antica mappa, raccontata da un ragazzino - Jim Hawkins - alla scoperta di un mondo che non immaginava nemmeno potesse essere tanto grande e ricco di insidie.
Indimenticabile il personaggio di Long John Silver, perfetta espressione di quel bilanciamento di luce e ombra che l’animo umano sa mettere in mostra.
Il mare, trasformato da Stevenson in un vero e proprio personaggio, accompagna le avventure di un gruppo di uomini che sognano di cambiare le loro vite grazie a qualcosa che, in realtà, potrebbe rappresentare soltanto un miraggio…
Assolutamente da recuperare, se era sfuggito anche a voi.

La ragazza del passato di Amy Gentry
Un thriller riuscito, ben scritto e - sebbene non proprio imprevedibile nei colpi di scena - efficace nel catturare l’attenzione del lettore.
La storia della scomparsa di Julie, una ragazzina portata via dalla sua camera durante una notte che cambia tragicamente la vita della famiglia Whitaker, è intrigante e accompagnata dalla descrizione di personaggi ricchi di fascino. A cominciare da Anna, la madre di Julie, che ci coinvolge nel suo tormento e diventa il nostro punto di riferimento, un faro nella notte in una storia spaventosa, complessa e legata al lato più oscuro dell’uomo. Quello che ogni madre teme possa arrivare a sfiorare - se non a rapire, come in questo caso - la propria figlia.

Scorrevole, si legge tutto d’un fiato. Consigliatissimo agli amanti del genere.

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