sabato 9 luglio 2016

Black lives matter (e i razzisti siete voi)

Oggi ho scritto un post su Facebook che ha scatenato un putiferio.
Per due ragioni: perché ho toccato un tasto dolente - la strumentalizzazione politica dei fatti di cronaca e lo sfacelo della stampa italiana - e perché l'italiano medio ha l'incubo di essere accusato di razzismo.
"Emmanuel Chidi è stato ammazzato di botte". per due giorni i miei colleghi giornalisti hanno cavalcato l'onda di un fatto di cronaca che, oggi, è risultato essere un po' diverso. Anzi: è ancora parecchio confuso, quindi era decisamente troppo presto per saltare a delle conclusioni.
Eppure, il razzismo è un tema caldo, più caldo che mai, in Italia.


Emmanuel Chidi non è stato ammazzato di botte, è morto per una frattura cranica causata da una caduta (presumibilmente sul marciapiede). La caduta è stata causata da un pugno sferrato da Amedeo Mancini.
Un imbecille - ma che dico - un coglione ignorante che tirava noccioline alle persone di colore e che aveva apostrofato la moglie di Emmanuel con l'odioso epiteto "scimmia africana".
Emmanuel ha reagito e ne è nata una colluttazione che, tragicamente, gli è costata la vita.
Un uomo - un altro uomo, ancora - è morto per un episodio che si poteva e doveva evitare.
Un altro uomo è morto per un litigio nato da parole stupide, da provocazioni della peggior specie, da un episodio che poteva finire con un insulto ignorato e invece è finito in tragedia.
Già questo è gravissimo: che si muoia per niente, magari dopo essere scampati a situazioni ben più pericolose, come aveva fatto Emmanuel.
Ma è grave anche l'accanimento mediatico scaturito dalla sua morte.
Talk show, giornali e TG, quindici secondi dopo la notizia, erano già sul piede di guerra: "L'Italia è un Paese razzista?"; "Gli italiani sono un popolo di razzisti, cosa si può fare per cambiare le cose?"; "Siamo ancora un Paese in grado di accogliere?".
Insomma, il DELIRIO.
Poi spunta una foto che contraddice il racconto della moglie di Emmanuel, vengono resi noti i risultati dell'autopsia e si viene a sapere da una testimone (non la nota millantatrice, bensì una donna che si è trovata di fronte alla scena dopo essere scesa dall'autobus) che il cartello stradale era stato divelto da Emmanuel per aggredire il Mancini. Eppure, nulla cambia.
Io, da giornalista che s'indigna per qualsiasi manipolazione dell'opinione pubblica e della verità, faccio notare che il povero Emmanuel non è morto come si pensava, cioè massacrato dal Mancini.
Ha preso un pugno che gli è stato fatale. Un pugno che, purtroppo, per lui non cambia nulla, ma per il Mancini sì.
C'è una bella differenza fra un omicidio intenzionale e uno preterintenzionale.
Mancini non voleva uccidere Emmanuel. Il che, diciamolo, dovrebbe consolarci. Almeno un po'.
Paradossalmente, non importa. Tutti, ma proprio tutti, si sono scatenati al grido di "siete dei bastardi razzi-fascisti" (ma siete chi? Mah).
Ed è per questo, proprio per questo, che i razzisti sono coloro che gridano allo scandalo, che urlano di rabbia e dolore perché un ultrà fascista (?) ha ucciso un povero immigrato.
Emmanuel non era "un povero immigrato". Era un uomo.
Un uomo che viveva in Italia e che in Italia si era sposato.
Un uomo come tutti gli altri. Un uomo, esattamente come il Mancini, mio marito e qualsiasi altro uomo su questa Terra.
Farne un immigrato, vittima di un delitto voluto da uno che odierebbe gli immigrati, ne fa un "diverso".
Perché v'indignate tutti per questa vicenda, ancora da chiarire - anche se è certo che un uomo è morto e non doveva succedere - e non scatenate un putiferio uguale, o magari maggiore, quando a essere picchiato (magari a morte, davvero) è un disabile, un omosessuale, un indifeso?
Succede, purtroppo, in Italia. Più spesso di quanto vorremmo. Eppure non fa notizia. Non come la morte di Emmanuel.
La sua vita difficile, il suo passato drammatico lo rendono una vittima di serie A, diversa da un ragazzo che ha convissuto per anni con la disabilità, gli scherni e la discriminazione?
Non credo.
Per questo io - che stavo semplicemente facendo notare come fosse sbagliato "decidere a priori" cos'era successo, per poi vedersi smentiti dai fatti - non sono razzista.
Perché io considero il caso di Emmanuel come tutti gli altri casi che, purtroppo, funestano questo Paese.
Che non è un Paese di razzisti. Non è un Paese che non sa accogliere e aiutare.
Abbiamo una lunga, lunghissima tradizione di solidarietà, noi italiani.
Ogni giorno salviamo, accogliamo, curiamo migliaia di persone.
Certo, ci speculiamo anche sopra. Perché l'italiano trova sempre il modo di farci i soldi, giusto?
Proprio per questo - per distrarci dalla speculazione sugli immigrati - lo spettro del razzismo è stato esasperato. Per questo è diventato una questione politica.
Puta caso, da quella parte politica che si riconduce alle cooperative che sugli immigrati speculano.
Mafia capitale e tutto il resto sono ormai noti. Eppure, nessuno ha mosso un dito. Nessuno ha nemmeno mai pensato di cambiare il sistema.
Per esempio, togliendo di mezzo gli intermediari: niente più cooperative, niente più onlus, niente più albergatori o società. I soldi per l'accoglienza vengano dati direttamente ai Comuni, per una gestione diretta. Macché. Sarebbe molto più complicato mangiarci sopra, per questo nessuno ci ha pensato.
Quindi, facciamone una questione politica. Andiamo - ministri e politici di rilievo - al funerale di Emmanuel. Giusto. Ma perché non presentarsi anche ai funerali dei disperati, suicidi in seguito ai crack delle banche amiche di quegli stessi ministri e politici? Perché non dichiarare il lutto nazionale per i morti di Dacca, e dichiararlo per i (terribili) annegamenti dei migranti al largo delle nostre coste?
Ve lo dico io, perché: perché sullo spettro del razzismo, la politica, la stampa e i vip, ci marciano.
Perché distrae da altro. Perché confonde le carte in gioco.
Invece, per me, non c'è differenza fra i morti.
Io ho già accettato il fatto che black lives matter. Da tempo. Ho già metabolizzato il fatto che nella nostra società - non prendiamoci in giro: non siamo l'America. Lì sì che la questione razziale ha una lunga e travagliata storia, che purtroppo non finisce di mietere vittime - vivano persone di colore, perfettamente integrate. Mi sono abituata da tempo, da tanto tempo, a vederne in giro.
Evidentemente, non è così per quelli che gridano allo scandalo perché l'Italia è un Paese razzista.
Senza sapere che loro, proprio loro, sottolineando l'etnia di una vittima e stupendosi in qualche modo della sua presenza qui, diventano i veri razzisti.

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