giovedì 16 luglio 2015

Immigrazione = improvvisazione

A un corso internazionale di teatro non avrebbero dubbi: noi italiani siamo i migliori, in quanto a improvvisazione. Che, guarda caso, fa rima con "immigrazione".
Il problema non accenna a diminuire, anzi: la totale assenza di organizzazione da parte delle istituzioni, mentre il nostro Fonzie al Governo s'indigna per le intercettazioni che lo dipingono per quello che in effetti è, non fa che rendere la situazione potenzialmente esplosiva.


E io sono preoccupata, non posso negarlo. Il mio Paese sta cambiando rapidamente, sotto i miei occhi. Il mio Governo ("mio" si fa per dire: chi l'ha votato?), non sapendo affrontare la situazione, ha pensato bene di andare avanti a sotterfugi, piazzando persone come fossero pedine del Monopoli sul tabellone di un'Italia senza strutture adeguate.
In questi giorni sto leggendo notizie più assurde del solito, e in quatità più elevata.
A Quinto di Treviso, senza che nessuno ne fosse preventivamente avvertito (nemmeno il Sindaco), in un condominio sono stati alloggiati un centinaio di immigrati. All'esterno del palazzo, un cordone di polizia e carabinieri impediva ai residenti italiani di entrare nel palazzo, se sprovvisti di documenti (ieri sera ho assistito, allibita, a un servizio di Del Debbio, su Rete4: vedere per credere).
A Livorno, in un centro di accoglienza per donne vittime di abusi, qualche genio incompreso ha pensato bene di piazzare degli immigrati uomini, con ovvie reazioni di panico da parte delle ospiti del centro (sempre Del Debbio di ieri, cercate i video sul sito di Mediaset).
E ancora: operatori dei centri d'accoglienza sequestrati in Sicilia, in due diverse località, per molte ore; manifestazioni di protesta da parte dei residenti di Lizzola (95 immigrati su 115 residenti); blocchi stradali in Val Seriana (i Sindaci di 18 comuni della zona firmano una petizione affinché, a fronte di posti non più disponibili, non si chieda loro di accogliere altri immigrati, che non saprebbero dove mettere).
Degli scogli di Ventimiglia e delle settimane di assurdità alla stazione di Milano, con centinaia di persone costrette a dormire dove capitava, sappiamo già tutto.
La sensazione, qui, è soltanto una: nonostante lo scandalo di Mafia Capitale e delle Coop rosse, evidentemente si continua a lucrare sulla povera gente.
Vivo in Italia da troppi anni per illudermi che si accolgano tutti per bontà d'animo. Qui si va avanti a far soldi sulla pelle altrui, tentando di distrarci con altre questioni (Grecia, debito pubblico, intercettazioni varie, perfino la questione della legalizzazione della cannabis. Come se non avessimo ben altro a cui pensare).
Dopo essermi ampiamente documentata, leggendo interventi di esponenti politici di tutti gli schieramenti e interessandomi di molti fatti di cronaca (dei quali, puta caso, molti TG nazionali si disinteressano), sono arrivata alla seguente conclusione: si continua a fare i soldi con gli immigrati, sotto gli occhi di tutti, pensando che gli italiani siano così idioti da non accorgersi che si ruba, quando lo si fa alla luce del sole. E forse c'è anche un po' di verità, in questa idea. Forse siamo talmente abituati, noi italiani, a quelli che rubano e che continuano a farlo anche dopo essere stati colti con le mani nel sacco (e pronti a negare l'evidenza), da smettere di farci domande.
Ebbene, io di domande me ne faccio.
Mi chiedo: quanto ci vorrà, ancora, perché la gente si svegli e capisca che decine di migliaia di persone - inclusi molti minorenni di cui si sono irresponsabilmente perse le tracce - non sono altro che monete luccicanti agli occhi dei nostri politici?
Quanto ci vorrà perché la gente, esasperata da prepotenze come quelle di Quinto o di Imola, diventi intollerante e scateni un'ondata di xenofobia con conseguenze drammatiche?
Quanto ci vorrà, ancora, perché le istituzioni smettano di occuparsi di stupidaggini e si siedano a un tavolo, tutte insieme, per trovare una soluzione che non sia scaricare a casaccio la gente di notte, sperando che questo impedisca ai residenti della zona di sollevare problemi?
Quanto ci vorrà, maledizione, perché si aiuti davvero questa gente, velocizzando le pratiche per l'asilo, rimpatriando chi non ne ha diritto (non lo dico io, eh: la legge è chiara, anche se qui si tende a fare di tutta l'erba un fascio) e offrendo contesti dignitosi per tutti, prima che scoppi un casino epocale?
Quanto ci vorrà?
Molto.
Troppo, forse.
Forse succederà quando sarà troppo tardi e sarà già successo qualcosa d'irreparabile.
Spero che non sia così, ma non posso smettere di farmi domande, né di vergognarmi dell'incompetenza del Governo e della crudeltà di chi specula su vite umane, paragonandole a merce di scambio. Ritenendosi, chissà perché, così superiore agli altri da poterlo fare.

4 commenti:

  1. "fonzie" non risponde a domande come queste, le delega ai suoi "scudieri" che girano l'incombenza ai loro sottopifferi, e sai già la risposta, sei razzista, qualunquista, disfattista e hai paura delle riforme (esatto, risposte che non c'entrano con le domande XD)

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    1. Hai proprio ragione. Un talento nel dare risposte a domande mai fatte, eludendo le altre.

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  2. > ("mio" si fa per dire: chi l'ha votato?),

    Se mi dici un governo votato dal popolo, vinci tutto. Ma considerando che guardi Del Debbio, non mi meraviglio che non sai che non viene votato.

    E no, non c'è nessun motivo per cui bisogna avvertire, non sono appestati.

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    1. Io guardo tutti, a turno, per informarmi il più possibile. Poi su quelle informazioni formo la mia opinione personale. Mi sembrava di aver votato, fino a qualche anno fa, ma magari ho inteso male il concetto di "elezione" :-D
      E sì, c'è bisogno di avvertire. Quelli che arrivano non sono automaticamente tutte brave persone. Quelli che arrivano, purtroppo, a volte hanno malattie contagiose che, per esempio, per chi è immunodepresso sono molto pericolose. Li curiamo facendo del nostro meglio, ma spesso qualche caso sfugge, visto che possono circolare liberamente. E' successo vicino a casa di un'amica, poco prima che si denunciasse un'epidemia di scabbia nella scuola di suo figlio. Non è questione di considerarli appestati, è questione di non sottovalutare la questione sanitaria (per loro, in primis, e per chi li accoglie). Cosa che tendono a fare solo le persone perfettamente sane, purtroppo.

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