martedì 16 giugno 2015

Lilli e la Fabbrica delle Opinioni

Siccome ogni sera alle 20.00 guardo il TG di Mentana (non avrai altro TG serale all'infuori di me, ma a pranzo - visto che l'orario non ti soddisfa - puoi guardare SkyTG24), e visto che su FOX non c'è più The Big Bang Theory alle 20.30, mi capita abbastanza spesso di "sforare" sul programma della Gruber.
Che ha un certo fascino morboso, nutrendosi di un'attrattiva particolare che ti impedisce di cambiare canale anche quando c'è gente che non vuoi sentire. Avete presente quando vi trovate di fronte a una cosa talmente bizzarra da non sembrare vera, e non riuscite a distogliere lo sguardo? Ecco. A me capita con la faccia di plastica della Gruber.

Quel mix di interventi per stirare qua e rimpolpare là, col risultato di una bizzarra maschera carnevalesca indossata in pianta stabile, ti spinge a guardare cosa c'è sotto. Con una certa concentrazione, perdipiù. Perché quello che la Gruber dice, soffiando fra il lato superiore e inferiore di quel gommone a forma di papera che ha al posto della bocca, passa in secondo piano. Almeno fino a un certo punto. Almeno fino al momento in cui, come spesso le accade, spara la sua "lezioncina".
La vivace conduttrice sembra incapace di resistere alla tentazione di insegnare qualcosa ai suoi ospiti, riassumendo in poche ed efficaci frasi la situazione geo-politica di qualche nazione, o la storia recente di un certo popolo, o gli sviluppi economici di un Paese straniero, o la cronistoria legislativa della sua amata (?) Italia. Il problema non è la lezioncina in sé. Il problema è il modo di porla: come se fosse lei, Lilli Gruber, l'unica depositaria della Verità. E tutti gli altri fossero svariati gradini sotto sulla scala dell'intelligenza.
Lo trovo abbastanza fastidioso, come modo di fare, ma visto che la signora è piuttosto preparata, ci passo anche sopra. E magari, per carità, imparo qualcosa anch'io dalle lezioncine.
Ciò a cui invece non posso proprio passare sopra è il suo atteggiamento con gli ospiti che non le piacciono: li invita, però poi li "stronca", lasciandoli parlare solo per il tempo strettamente necessario e concedendo più spazio agli avversari; li deride, con sorrisini o "faccette" (perché nonostante la plastica, due o tre espressioni facciali ancora riesce a esibirle) fuori luogo; li sprona a tacere con i suoi insopportabili "Hmm" di commento. Quelli che fa quando si annoia e desidera ardentemente che l'altro taccia, ma non può interromperlo perché ha appena iniziato a esporre un concetto.
Intendiamoci: il programma è suo, la plastica pure, quindi ci faccia ciò che meglio crede. Magari invita la gente che prenderebbe a cazzotti come strategia per aumentare l'audience, o per sfogarsi personalmente, o per sfidare gli avversari in un confronto da cui, essendo la conduttrice, esce immancabilmente vincente.
Qualunque sia la ragione della sua scelte (magari anche solo provocare il pubblico, scelta che come dimostra questo mio post è sempre efficace), il risultato non cambia: per quanto ritengo qualsiasi conduttore libero di esprimere la propria posizione, senza censure, una certa imparzialità quando si invitano più persone a confrontarsi dovrebbe essere parte integrante del galateo televisivo.
La Gruber, invece, forte dei suoi molti decenni (la plastica maschera fino a un certo punto) di esperienza, si diverte a fare un po' il Padreterno della situazione.
Ieri sera, per esempio, ha trattato a pesci in faccia Salvini, che preannunciava un viaggio estivo in Africa per confrontarsi con i leader di alcuni Paesi. La prode conduttrice ha colto l'occasione per sparare la lezioncina sulla situazione politica di tali Paesi, che potrebbero non gradire un ospite come lui. E quando Salvini le ha risposto di essere stato invitato da quegli stessi Paesi, affermando che non è sua abitudine "andare in casa d'altri non invintato", la Gruber ha bofonchiato un "Mah..." seguito da qulacosa che suonava proprio come una battuta infelice. O un insulto mascherato da battuta infelice.
Si dice maestra del bon ton, ma poi massacra Renzi (ricordo una puntata in cui il premier era ancora solo Sindaco di Firenze), sostenendo a spada tratta il suo "nemico di turno", cioè l'avversario invitato per discutere con Renzi: Travaglio (a cui, per inciso, la Gruber fa dei complimenti spassionati).
E ancora: imbarazzanti contraddizioni sulla guerra in Iraq evidenziate da Santoro nel corso di una sua trasmissione, che riporta interventi a riguardo della Gruber, pronta a cambiare opinione a seconda del momento. Per non parlare del caso Di Maio, che ha cercato di mettere a tacere (mentre affermava delle cose sacrosante, fra l'altro) in ogni modo. Parlandogli sopra, facendo le sue famose faccette corredate da vari "Vabbè...", lanciandosi in fantasiose pronunce (AISIS) per distrarre l'avversario.
Insomma: ne ha per tutti. Almeno per tutti quelli che non la pensano come lei. Ospiti che tende a liquidare con un'aria di superiorità, scuotendo la testa.
Che Lilli Gruber sia stata una politica (si candidò al Parlamento Europeo con l'Ulivo nel 2004), oltre che una giornalista, è noto a tutti.
Che per "tornare giornalista con una credibilità" si debba lasciare da parte l'essere stata una politica, è noto a tutti, tranne che a lei.
Altrimenti cambiamo il nome al programma ("ereditato" da Giuliano Ferrara) e smettiamola di fingerci intervistatrice curiosa di conoscere e ascoltare le opinioni altrui.



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