lunedì 20 aprile 2015

Due pesi, due misure, un solo ipocrita

"Assitiamo al dolore di tante donne e uomini di cui fingiamo di dimenticarci, ma come si fa a restare insensibili?".
Se lo chiede il nostro Presidente, quello autoproclamatosi specchio delle emozioni di un intero Paese.
E la risposta è ovvia: non si può. Non restiamo insensibili, non possiamo farlo. Nessun essere umano potrebbe farlo. L'ultima delle tragedie del mare si è portata via settecento anime, incluse quelle di creature che si erano appena affacciate alla vita. L'orrore non ha lasciato loro nessuna speranza. Solo tanta incredulità, tanto dolore. Ma anche tanta, troppa ipocrisia.


Come quella di Matteo Renzi, il Presidente del Consiglio che si chiede come si possa restare insensibili di fronte al dramma degli immigrati, di fronte alle ragazze rapite da un anno in Nigeria (e alle molte altre di cui nessuno parla mai, aggiungo io). Come si fa a restare insensibili di fronte a tutti gli esseri umani in cerca di un futuro migliore, che trovano invece solo la morte nel Mediterraneo? Non si può.
Eppure, pur chiedendosi - retoricamente - come si faccia a ignorare tutto questo, il nostro Presidente non muove un dito.
Sentiamo ripetere ormai da anni che l'Italia è allo stremo delle forze per le strutture d'accoglienza e tutte le altre risorse necessarie a salvare vite e a offrire loro una nuova speranza. Da anni non fanno altro che dirci "l'Europa deve farsi carico di un problema che non può essere solo italiano".
Eppure, nessuno muove un dito. Continuiamo a subire sanzioni dall'Europa, pronta a puntare il dito per le condizioni dei carcerati ma sorda alle richieste d'aiuto per il dramma dell'immigrazione.
L'Europa e Matteo Renzi condividono solo una cosa: l'ipocrisia, la capacità di fare tanti bei discorsi quando la situazione lo richiede per poi voltarsi dall'altra parte.
Come si fa?
Come si fa a restare insensibili?
Come loro, si fa.
Perché, a quanto pare, Matteo Renzi resta insensibile di fronte a tutte le vittime della strada e al dolore delle loro famiglie, che vedono gli assassini dei loro cari farla franca, mentre il reato di omicidio stradale giace nel dimenticatoio.
Si può restare insensibili di fronte ai drammi quotidiani degli imprenditori e delle persone comuni che si uccidono perché stritolati dalle tasse.
Si può rimanere insensibili al cospetto delle tragedie famigliari scaturite dalla disperazione per una situaizone economico-lavorativa che non lascia scampo.
Si può restare insensibili ammiccando ai patteggiamenti ridicoli concessi ai grandi evasori mentre si predica la lotta all'evasione.
Si resta insensibili di fronte alla corruzione che dilaga, alla strumentalizzazione politica di quel dramma dell'immigrazione che non si può ignorare. Perché non lo si ignora, certo: ci si marcia sopra. Si specula sulla pelle di decine di migliaia di disperati che, cito, "rendono più della droga".
Si volta la faccia dall'altra parte, restando insensbili agli scandali di mafia capitale, alle spese pazze delle regioni, ai falsi invalidi e di una sanità disastrosa, incapace di far fronte alle necessità anche di quei nuovi disperati che deve curare.
Si tagliano miliardi all'assistenza sanitaria e si investe nelle auto blu.
Si dimenticano le promesse ("taglierò drasticamente i costi della politica, le tasse e il numero dei parlamentari") e ci si accomoda su una poltrona conquistata senza alcun merito, senza alcuno strumento democratico, che fa risuonare nella mente il suono di quel "Enrico stai sereno".
L'ipocrisia italiana è tutta lì, in quelle parole-beffa e in quel finto dolore esibito agli occhi dei media dopo l'ultimo dramma che non si è fatto nulla per evitare.
La verità è che la scala delle priorità dell'agenda del suo governo, caro (nel senso che ci sta costando e ci costerà ancora, pagheremo a caro prezzo la sua ipocrisia) Presidente, si calcola sulla popolarità politica che ne deriva. Si affrontano le questioni care all'Europa, pronta a dirci come dobbiamo vivere.
La verità è che anche quell'atteggiamento arrogante e dittatoriale, fatto di continui "io non mi sposto di una virgola" mentre si chiede la fiducia anche sulla scelta del pranzo, contribuisce al clima di totale mancanza di sensibilità.
Eppure la sensibilità si invoca di fronte ai drammi umani.
Certo, perché serve. Ma serve per tutti i drammi umani. Quelli del mare e quelli che uccidono miglialia di persone nell'arco di un anno (quasi 4000 i morti sulla strada nel 2013).
Pensioni da fame, vitalizi da nababbi, esodati, disoccupazione giovanile ai massimi livelli storici, pressione fiscale alle stelle, classificazione dei cittadini in cittadini di serie A e di serie B, investimenti per "grandi opportunità" come Expo che si risolvono in danni incalcolabili all'ambiente e alle struture cittadine. Milano è allagata dall'edilizia pazza di Expo, a Roma per le Olimpiadi (una follia!) succederàla stessa cosa?
Certo che sì, Signor Presidente. Perché lei si preoccupa, come tutti i suoi colleghi, di un'unica, preziosissima questione: il suo prestigio, la sua reputazione e le sue strategie per rimanarci attaccato, a quella poltrona che non si è sudato.
E se potessi, se la salute me lo consentisse, caro Presidente, la lascerei qui ad ammirare lo sfacelo al quale stiamo andano incontro per andarmene all'estero.
Definire l'Italia una "super potenza" a livello culturale, mentre si lavora per renderla ogni giorno più ignorante, arrabbiata, rancorosa, disperata e intollerante, è ipocrita.
Ci ricorda che ci sono sempre due pesi e due misure, le belle parole e l'assenza di azioni, l'invito alla sensibilità e il dilagare dell'insesibilità.
Fino a quando toccherà a noi, a noi tutti, perire sotto i colpi dell'ipocrisia.

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